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martedì 17 maggio 2011

MODA & MODI

Bikini? Questione di età

Il bikini? Mai dopo i quarantasette anni. No, non è il solito sondaggio condotto tra maschi scioccherelli e poco autocritici. A stabilire questa fantasiosa deadline cronologica per infilarsi in un due pezzi sono proprio le signore, che, in prossimità di scadenze estive poco piacevoli come la prova specchio, prima ancora che costume, non perdono occasione per farsi del male da sole.

Le intervistate sono britanniche, duemila donne tra i 18 e i 65 anni, chiamate in causa, guarda un po', da Diet Chief, il più grande gruppo inglese di distribuzione di alimentari a casa. Il 44 per cento di loro si preoccupa un giorno sì e l'altro anche di essersi messa addosso qualcosa di non più adatto alla sua età, bikini, tacchi, gonne corte, legging. Non importa la forma fisica e le caratteristiche donate da madre natura, per le sondaggiate esistono scadenze insuperabili, per quanto contraddittorie.


Dopo i 35 mai più la minigonna, bontà loro un limite molto più generoso di quello già fissato dal nostro Valentino, che ritiene disdicevole mostrare dalle ginocchia in su dopo i venti. Per i pericolosissimi legging, invece, il margine che si concedono è molto più ampio, si arriva sconsideratamente ai 45 anni, età in cui è probabile che il sedere e il punto coscia siano leggermente franati e che la buccia d'arancia cominci a far capolino. Nessun dramma, ma mettersi addosso una calzamaglia da ballerina è quantomeno masochistico. Viene da chiedersi se chi ha risposto ha mai visto le orde di adolescenti insalsicciate in queste impietosi pantacollant, che consiglierebbero di lasciar cadere il criterio dell'età e puntare tutto sull'autostima, parola che nelle discussioni al femminile va tanto di moda.


Stessa considerazione per gli orridi Ugg, i calzari da Puffo che riescono a far apparire sgraziata perfino Kate Moss: bene, anche in questo caso se non avete superato i 45, saltateci dentro senza pensieri. Per i tacchi dodici delle Louboutin il muro sono i 51 anni: una volta raggiunti è meglio scendere e assestarsi in un più confortevole mezzo tacco, così come dare una sforbiciata decisa alle chiome alla Kate Middleton. In pratica: ancora pochi mesi e la Santanchè dovrebbe raparsi e piroettare in ballerine.

La bestia nera, però, rimane il bikini: sulla carta non è concesso nemmeno a Jerry Hall che, a 54 anni e dopo quattro figli, fa concorrenza a Pippa. Si consoli con un intero, ma, ahimè, per le inglesi ancora solo sette anni: a 61 anche quello rimane nel cassetto.
@boria_a

Jerry Hall in bikini (bigpicturesphoto.com)

martedì 26 giugno 2007

MODA & MODI

Piedi (e lacrime) di coccodrillo



Su Internet il dibattito è rovente: le «crocs» sono pratiche e divertenti o vanno archiviate tra le nefandezze che ogni estate invariabilmente sforna? Da noi questi zoccolotti di cellulosa granulare, con i buchi sulla tomaia per favorire la circolazione d'aria, sono arrivati con oltre un anno di ritardo rispetto agli Stati Uniti e ad altri paesi europei e non hanno sbancato, nonostante il colorato ciabattare in video degli allegri chirurghi di Grey's Anatomy, una delle serie tv più amate. Questi «coccodrilli» da calzare (così detti perchè vanno bene sia sull'asciutto che sul bagnato) si avvistano ai piedi dei turisti, che le prediligono nei colori rosa maiale e verde flou (c'è da scegliere tra ben sette «nuances» tipo evidenziatore), o dei bambini sotto i dieci anni, non ancora fieramente renitenti alle mamme modaiole.
I bloggers si confrontano con argomenti stringenti: c'è chi le definisce orripilanti, disgustose, roba da «fintissimi medici supercool» (quelli, appunto, della tv), chi confessa di adorarle, anche di più se piene di «jibbitz», ovvero quei bottoncini a forma di animaletto studiati apposta per personalizzarle.
Una chiave di lettura interessante (www.malvestite.net) parla di «compiacimento da schifezza». Le crocs sono talmente brutte che nemmeno ci si azzarda a difenderle, mentre scatta, soprattutto nei fruitori attempati, una sorta di trasgressione geriatrica, del tipo «ahò, guardate quanto so' coraggiosamente autoironico», un po' come per i pinocchietti, le bandane e le mutande taroccate a vista (tornate prepotenti dopo le ultime pubblicità di Dolce & Gabbana).
Anche sul fatto che le crocs siano una manna per l'olfatto nella calura estiva, i pareri restano discordanti. Qualcuno ne esalta l'aereazione, altri confessano che tenerle ai piedi per dieci minuti dà la stessa sensazione che pestare il catrame «fresco» il 15 di agosto. Quel che è certo - come riferisce The Guardian - è che negli ospedali svedesi le hanno vietate, non per motivi estetici - perché, anzi, questi zoccoloni hanno un indubitabile che di kitsch nordico - ma perché genererebbero elettricità statica pericolosa per il buon funzionamento di macchinari e respiratori.
In America c'è la fila di star paparazzate con le crocs ai piedi, come qualche anno fa avveniva per le altrettanto disdicevoli «ugg» (ricordate? Quella specie di calzare da puffo, asseritamente fresco d'estate e caldo d'inverno...). Da noi, hanno risvegliato piuttosto una sorta di orgoglio podologico, provocando l'insurrezione dei cultori di fly-flot, birkenstock, dr.scholl rimodernate, persino delle defonseca con il muso da leone, al grido di: «brutte comunque sono, ma la loro efficacia è comprovata».
Intanto, nella galleria degli orrori, ne entra a buon diritto un altro, molto più inquietante. Avete presente le «fivefingers», quelle scarpette supertecnologiche con le cinque dita dei piedi separate, perfette per sentire il terreno quando si fa trekking o si zampetta tra la verzura dei campeggi? Se le crocs suscitano tenerezze (e indulgenza) da barbapapà, qui siamo all'incubo futuribile, al ritorno del piede prensile da Star Trek.
twitter@boria_a

martedì 17 ottobre 2006

MODA & MODI

Galosce di tendenza

Stivali di gomma griffati Burberry

E chi ha detto che sono brutti, anonimi, tristi, ingoffanti? L'anno scorso già spopolavano a New York. Un po' come alieni, spuntavano qua e là nelle vetrine più «fascioniste» di Soho, tra giacche dai cappucci di visone, pantaloni pitonati e tailleur gessati con gli inserti di pelle. Irriverenti, ironici, irrinunciabili, anche per chi considera un tradimento scendere dagli stiletto o calarsi comunque a meno di otto centimetri di tacco. Quest'anno è il loro anno, l'anno degli stivali di gomma.
Sì, proprio quelli delle mattinate piovose dell'infanzia scolastica, per lo più gialli e rossi e venduti a «pacchetto» con la mantellina di Gatto Silvestro, quelli che legioni di ragazzine accantonavano immediatamente non appena superato il decimo anno di età. Con il consueto ritardo con cui da noi arrivano le tendenze d'oltreoceano, eccoli invadere le vetrine dell'autunno-inverno 2006, collocati accanto ai «must have» di stagione. Gli stivali di gomma, i comodi, banali prevedibili antipioggia, da cui sembrava di non poter pretendere nulla di più se non una confortevole praticità, vanno di gran moda. E si sono montati la testa: hanno messo un po' ditacco, sagomato leggermente la silhuette, e sfoggiano la griffe bene in evidenza. Non immaginatevi, dunque, quei noiosi «wellington» color oliva con cui l'inimitabile Camilla sguazzava nel fango della campagna inglese quando era ancora signorina. Gli stivali di gomma di stagione sono rosa, zucca, melanzana, hanno fantasie multicolori o optical, osano perfino il maculato.
Le griffe, dopo un primo momento di perplessità, non se li sono lasciati sfuggire. Attrici e cantanti che saltellavano tra le pozzanghere della Grande mela (e pure tra i cumuli di neve dell'implacabile inverno 2005) calzando gli stivaloni di gomma con i calzerotti di lana rimboccati al ginocchio, erano un segnale incoraggiante dell'inversione del gusto. Mettete un paio di «Ugg (ricordate? quelle stivali informi simili alle pedule dei Puffi, per fortuna in declino) ai piedi di Britney Spears e a distanza di qualche mese li troverete, taroccati, in qualsiasi magazzino. E così ecco sfornate intere linee di «galoscioni» griffati per risvegliare la fashion-aholic che dorme in ognuna di noi. Perversione massima sono quelli di Burberry, per autentiche monomaniache. Ma quelli più «spartani» sono anche più in sintonia con lo spirito ludico.
twitter@boria_a