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martedì 8 febbraio 2022

MODA & MODI

 

Carrie è boomer, ma prima è stata green

 

L’abito da sera “mille foglie”. Il poncho indossato dopo una notte brava con le amiche. Il costume da “Heidi” per un picnic sul prato. I due modelli firmati Halston, uno lungo arancio, l’altro corto blu. Siamo nell’episodio otto di And Just Like That, la serie che dopo più di vent’anni ci racconta cos’è accaduto nel frattempo alle ex ragazze di Sex And The City. Carrie, ovvero Sarah Jessica Parker, sta riordinando il suo guardaroba insieme a Lily, la figlia di Charlotte, prima di mandarlo in un magazzino.

Per la gioia e gli occhi dei cultori della serie, che non si sono fatti mancare nemmeno i due modesti film seguiti alle sei gloriose stagioni, alcuni capi storici scendono dagli appendini, riprendono fiato, riaprono il passato. Ricordate il Mille Feuille, il superbo pezzo haute couture di Versace che non uscì mai dalla camera dell’hotel di Parigi, mentre Carrie aspettava invano l’artista Petrovsky (il narciso Baryshnikov, al suo meglio) e che nella nuova serie si è messa un paio di volte per mangiare pop corn, appena rimasta vedova, davanti alla finestra del suo appartamento?

 

L'abito Mille Feuille Versace haute couture

 

 Il poncho se l’era buttato addosso per correre al servizio fotografico per il New York Magazine, in ritardo e con le occhiaie, all’indomani dell’ennesima rottura con Mr Big, e un’altra volta per coprire il dirndl, diretta al parco con le amiche, assemblando uno dei completi più assurdi e perversamente indimenticabili usciti dalla mente della costumista Patricia Field.


Vent’anni dopo quello che era lussuoso, sofisticato, allegro, etnico, è diventato vintage, più o meno d’autore. Così almeno lo vede l’adolescente Lily, che indossa il poncho come un reperto salvato da un’altra epoca. Un durevole guardaroba che la protagonista ancora rimette in circolo, che combina con capi nuovi, che ha conservato e curato gelosamente negli anni. Sono rispuntate fuori in And Just Like That anche le Manolo bluette equivalenti dell’anello di fidanzamento di Mr Big, incredibilmente sopravvissute per oltre due decenni alle strade e agli urti di Manhattan.

 

Lily col poncho di Carrie in And Just Like That

 


Ma è proprio questo il senso dell’operazione amarcord, studiata dagli sceneggiatori disseppellendo dall’affollatissima e impenetrabile rastrelliera i vestiti che evocano momenti chiave delle serie precedenti. Carrie, che dalle colonne di una rubrica è dovuta passare ai podcast, e ancora non ci si sente a suo agio, e dalle notti scalmanate alle scalmane delle menopausa, non può che essere stata green e sostenibile quando nessuno lo era, quando preoccuparsi del pianeta e della sua salvezza era da pochi lungimiranti eletti, molto cool. Gli abiti, le scarpe, le spille, che ritornano nella serie della maturità (a parte il “mille foglie”, degno di un museo), ci suggeriscono l’attitudine a proteggere e conservare quello che si è amato, a fare il riciclo creativo, l’upcycling.

 

Spilla "riciclata" e le celebri Manolo bluette

 


Insomma, sarà anche boomer la povera Carrie over cinquanta, proprio come tante di noi che sono invecchiate con lei, dovrà ancora fare l’orecchio, come le sue amiche del cuore, alle terze persone plurali di chi non si sente binario, ma nella moda è stata slow quando tutto intorno a lei girava fast e ai suoi capi continua a dare una seconda possibilità. L’ha fatto anche con gli uomini, ma nei vestiti certo non si sbaglia mai.

martedì 24 gennaio 2012

MODA & MODI


Carrie fa un comeback, ma è una liceale

Una minaccia corre in rete: ritorna Sex &The City, versione prequel, primo capitolo della saga, quando Carrie non era una trentenne esperta di uomini e di Cosmo, ma una sciacquetta liceale nel Connecticut, con una cofana di capelli come la Melanie Griffith "donna in carriera". Dopo il flop del secondo film e le scarse fortune professionali sul grande schermo delle quattro amiche, ai quali i relativi personaggi sono rimasti appiccicati (ora loro stesse direbbero "spiaccicati") addosso, la HBO films ha pensato di ovviare alle cattiverie del tempo facendo un salto indietro, grazie al materiale che la stessa Candace Bushnell, creatrice del serial, fornisce con due suoi libri: "The Carrie Diaries", ovvero gli amoretti di una Carrie liceale, e "The Summer in the City", fresco di stampa, che ce la propone appena scaricata dalla provincia nella tentacolare New York. Se le protagoniste non potranno che essere "nuove", pescate da altri tormentoni televisivi odierni di rassicurante (e innocuo) successo, tutto prevedibilmente ruoterà ancora intorno alla moda, con un massiccio ripescaggio degli anni '80.

Sarah Jessica Parker sarà espropriata della sua Carrie probabilmente da Blake Lively (l'inespressiva Serena di "Gossip Girl"), ma ancora più amara è per lei la galleria delle sue vecchie foto che i siti propongono come fonte di ispirazione per Patricia Field, la costumista del pirotecnico, inesauribile guardaroba diventato cult. 

Eccola Sarah Jessica, nel suo prequel autobiografico del 1987, infilata in una sorta di divisa scolastica: microkilt e golfino, decorato a ramage su quel seno che ci avrebbe accompagnato per almeno tre serie di "Sex and The City", prima della deludente lievitazione, a ridosso degli anta.
I capelli sono una criniera di riccioli in libertà sulla schiena, o raccolti da un cappelluccio su cui spicca un fiore enorme, un po' clownesco, una prova generale sbiadita di quelle costruzioni aeree, di capelli e copricapi, che avrebbe poi sfoggiato nei party a Manhattan.

E la salopette o i pantaloni denim a vita alta con le bretelle, quasi ripescati dal video archeologico di "Girls just wanna have fun"? Peggio ancora per il fidanzato dell'epoca, un Robert Downey jr insalsicciato in una giacca a righine da aspirante crocierista. Vien voglia di urlare: smettetela di frugare nel passato di Carrie e di Sarah Jessica e soprattutto nel loro guardaroba.
@boria_a

martedì 1 novembre 2011

MODA & MODI
 
Hillary sdogana lo scrunchie
 
 

 

«Nessuna donna chic si farebbe sorprendere, manco morta, in un ristorante di Manhattan con uno scrunchie». Lo dice Carrie Bradshaw in un episodio di "Sex and The City" all'allora fidanzato scrittore Berger: nel suo ultimo libro c'è un errore madornale, un'autentica contraddizione, ovvero l'aver messo in testa alla protagonista quel mesto elastico ricoperto di stoffa, che, al più, può essere utilizzato in bagno, mentre ci si lava la faccia davanti allo specchio.

La storia tra i due s'incrinò all'istante, lasciando un piccato Berger a interrogarsi su perchè mai quell'innocuo pezzetto di tessuto potesse identificare senza appello una provenienza extranewyorkese.
Già il suono, scrunchie (viene dal nome del cane della signora che lo brevettò), in inglese rende l'idea di qualcosa di grossolano e ordinario, irriproducibile in italiano, dove il "fermacoda in tessuto" della traduzione ha anzi una ridondanza che fa immaginare un vezzo quasi aristocratico.

Eppure, quel pezzo di archeologia degli anni '80, che il New York Times all'epoca bollava come "striscia di gomma indossata in tivù dagli insegnanti di aerobica", sta tornando in auge.
Che cosa dirà, adesso, la Carrie della maturità davanti allo sdoganamento dell'aborrito accessorio da parte di Hillary Clinton, signora sempre attenta a quello che si mette in testa: eccola, mentre parla ai giornalisti accanto al primo ministro peruviano, con pesanti orecchini d'oro, una spilla a forma di ranocchio sulla spalla e la chioma trattenuta da un inequivocabile "scrunchie" nero. L'aveva già fatto, mesi fa, scendendo dall'aereo a Madrid con i capelli incrocchiati in un abbacinante disco di stoffa bianca. Non era confusione da jet-lag, ma una vera e propria scelta fashionista, che condividono altre signore sempre più o meno in lista tra le meglio vestite del mondo.
 
 

 
 
Sienna Miller e Catherine Zeta-Jones, per esempio, non si fanno problemi a indossarlo e non sul tapis roulant ma impellicciate e con occhiali da diva mentre fanno shopping.

Il popolo del web si divide: non spezza i capelli, dicono le favorevoli, lasciamolo alle ginnaste, rilanciano le contrarie. Intanto gli scrunchie sono tornati a penzolare baldanzosamente in molte profumerie, un reperto naufragato fino a noi dagli anni della tonificazione e della bolla di entusiasmo.
@boria_a

 

 



martedì 23 agosto 2011

MODA & MODI

Le suole rosse democratiche per sentenza

Zampetteremo attraverso la crisi su un paio di suole rosse, ma non saranno le celebri Louboutin. O almeno, non solo loro.
La sentenza del giudice di New York cade a fagiolo nella stretta economica planetaria: sui colori, ha stabilito, nessun designer può pretendere l'esclusiva. Contro la maison che ha reso inconfondibile la parte meno nobile della calzatura, quella snobbata da tutti gli altri, e l'ha resa protagonista più della ragguardevole altezza dei suoi stiletto, aveva fatto ricorso un altro colosso francese, Yves Saint Laurent, sostenendo che le suole rosse sono un ornamento fin dai tempi di Luigi XIV e che l'avversario non poteva appropriarsene a danno di tutti gli altri.


E dunque, plagio non c'è. Adesso, quello sfacciato corallo potrebbe essere un'autentica e concupita Louboutin, ma anche una più modesta scarpa di serie, ben contenta di saltare a piè pari, è il caso di dirlo, sull'equivoco della paternità e di inondare il mercato con milioni di scopiazzature.


Il rosso sotto i piedi è diventato interclassista per legge. Tempi andati quelli in cui a colpi di suole si sfidavano due first lady come Carlà e la principessa delle Asturie, la futura regina di Spagna Letizia. O che Jennifer Lopez dedicava una canzone e un clip alle calzature del cuore, proclamando al mondo che con le sue "red bottoms" avrebbe camminato sopra il vecchio amore per cominciare una nuova vita. Suole di prestigio anche alla vigilia della mezza età, se nel secondo Sex and The City la confusa Sarah Jessica Parker inclinava graziosamente il piede per svelare, in un colpo di rosso, che la maturità ticchettava non più sulle sventate Manolo ma sulle più impostate e pompose francesi.


A tutte le altre, quelle che le Louboutin si limitavano a guardarle col binocolo, la sentenza regala almeno un contentino psicologico. Se è vero che la "cromoterapia" ci aiuterà ad attraversare l'inverno del nostro scontento, possiamo incominciare democraticamente dalle estremità.

E sotto la pianta dei piedi, rossa per la rabbia, pestare le sublimi sciocchezze che già ci propinano le anticipazioni della moda, cominciando dal "ritorno" delle pellicce...
@boria_a

lunedì 21 giugno 2010

IL LIBRO
Carola Barbero: Sex & The City si prende con filosofia

Che cosa c'entra la filosofia con "Sex and the City"? La nobile disciplina che s'interroga sul senso dell'esistenza umana, con le quattro amiche newyorkesi, sempre alla ricerca di Mr. Right? Già pare di vedere le facce dei puristi: Platone e Aristotele fatti a pezzi a colpi di Jimmy Choo. Eppure sono proprio loro, i maestri greci, a metterci sulla strada giusta. Dice Aristotele: «Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia». E Platone: «È veramente propria del filosofo questa situazione, il provar meraviglia, nè altra che questa è l'origine della filosofia». Ancora niente? Pensate a Carrie, nella celebre sigla della serie, mentre passeggia per Manhattan e la ruota di un autobus, finita in una pozzanghera, la schizza di brutto. La macchina da presa stacca e inquadra la scritta sulla fiancata dell'autobus, "Carrie Bradshaw knows good sex", che pubblicizza la rubrica firmata dalla protagonista sul "New York Star", intitolata appunto "Sex and the City" . "Oooh", fa lei, colta di sorpresa.
Ma anche noi siamo stupiti: scopriamo che la protagonista indossa un tutù, gonna non esattamente ortodossa per affrontare il traffico e l'inquinamento della città, e scopriamo che la sua faccia campeggia su un mezzo pubblico, che è un personaggio famoso. Ecco, dunque, il primo contatto tra sacro e profano. La meraviglia: elemento di partenza di qualsiasi approccio filosofico, requisito indispensabile per avviare una qualunque ricerca, uno dei pochi punti che metteva d'accordo anche Platone e Aristotele. Siamo stupiti da ciò che non capiamo, che ci coglie di sorpresa, che non avevamo previsto, e quindi ne cerchiamo la causa, a volte risaliamo all'origine. E proviamo meraviglia anche quando non ci accontentiamo di assistere al flusso delle cose, ma vogliamo comprenderne le ragioni e darci delle risposte. Insomma: con la meraviglia comincia la filosofia. E con la meraviglia comincia pure "Sex and the City".
Carrie sulla pubblicità degli autobus
Abbinamento demenziale? Carola Barbero, ricercatrice all'Università di Torino, non la pensa così e a convincerci che la filosofia può aiutare a vederci più chiaro in sesso, amore, erotismo (e anche autoerotismo) dedica un delizioso volumetto "Sex and City e la filosofia" (il melangolo, pagg. 145, euro 12,00). Perchè, come spiega Bertrand Russell, pensatore e matematico del XX secolo, la filosofia non è faccenda solo per individui colti e riservata ad argomenti alti ed astratti, ma è importante per tutti, nella vita di tutti i giorni.
Le rubriche di Carrie cominciano sempre con una domanda, una quaestio, scolasticamente parlando, e raccontano come lei stessa e le sue amiche - l'eterna innamorata dell'amore Charlotte, l'erotomane Samantha, la cinica e disincantata Miranda - provano a darsi una risposta, confrontandosi, confidandosi, parlando.
"Gli uomini sono tutti strani?", "Single è bello?", "Sesso: desiderio o necessità?" Il procedere per domande e risposte, che attraversa tutti gli episodi della serie, è un esercizio squisitamente filosofico. Socrate, nei dialoghi di Platone, insegna come per risolvere le questioni poco chiare non serve a nulla imporre agli altri la propria opinione, mentre attraverso il dialogo, spronando gli interlocutori con domande non retoriche, li si porterà ad acquisire gli strumenti per giungere alla risposta. Le nostre quattro eroine la cercano in tacchi a spillo e abiti firmati, continuando a interrogare e interrogarsi mentre piroettano da un party e da un partner all'altro di Manhattan. Carola Barbero lo fa armata di logica, analisi e molta ironia, accompagnando idealmente le "ragazze" a distinguere tra apparenza e realtà e a smascherare, lungo il percorso, i buoni dai cattivi ragionamenti sull'amore e molto altro. Non è filosofia, questa? Prendiamo una delle domande con cui Carrie apre la sua rubrica: "Le donne possono fare sesso come gli uomini?", ovvero, chiarisce lei stessa a Mr. Big nel loro primo incontro, gli uomini che "fanno sesso e poi non provano nulla". Se applichiamo il ragionamento sillogistico per cui la conclusione discende dalle premesse, dovremmo dire che, se tutti gli uomini fanno sesso senza sentimenti e Mr. Big è un uomo, anche lui fa sesso senza sentimenti. Ma quando Carrie glielo domanda direttamente, l'interessato risponde «No, proprio per niente» e noi diamo per scontato che sia sincero (filosofia a parte, possiamo non credere a Mr. Big?). Insomma, perchè questo ragionamento porta la protagonista sulla strada sbagliata e la fa soffrire per novantaquattro episodi, sei serie e molti uomini transitori? Perchè, spiega Barbero, la premessa è falsa, quindi anche se tutto fila da un punto di vista logico, la lascia con l'amaro in bocca perchè non ha imparato niente sugli uomini e su Mr. Big in particolare.
Carrie e Mr. Big nel giorno del matrimonio mancato
Certo, non tutte le premesse da cui prendono le mosse le rubriche di Carrie sono sbagliate, ma è proprio lo scarto tra il ragionamento ferreo, la logica inoppugnabile, e l'imprevedibilità delle cose, che ha tenuto incollati al video milioni di spettatori. Sarà vero, come ha dichiarato lo scrittore Antonio Scurati in un'intervista televisiva, che «"Sex and the City" è la bibbia del nichilismo contemporaneo»? Cioè che, per donne libere e liberate, tra un paio di "Manolo" e un uomo non c'è più o meno nessuna differenza? O sarà vero il contrario, cioè che se quattro amiche, realizzate, in carriera, piene di diritti e possibilità, se ne vanno per sei serie e novantaquattro episodi nient'altro che alla ricerca del principe azzurro e dell'amore eterno, anche il femminismo, come Platone e Aristotele, è stato fatto a pezzi dagli
stiletto? È proprio questa l'accusa che muove Miranda a Charlotte, quando quest'ultima, brillante gallerista, decide di mollare il lavoro per restare a casa, fare la moglie e possibilmente la mamma. Ma Charlotte, la Biancaneve di Park Avenue, le risponde invece come una perfetta femminista di terza generazione: le battaglie delle donne ci hanno dato la possibilità di scegliere, e non ci sono scelte sbagliate o giuste in senso assoluto. Come, in senso assoluto, non è un valore il matrimonio, nè un disvalore la relazione occasionale o la scelta della carriera.
Scegliendo, però, si sbaglia. Ecco perchè si è sole, indecise, a volte tristi. E si fa paura agli uomini come Scurati. "Sex, sadness and the City".
Il femminismo ha vinto, meglio brindarci sopra con un Cosmopolitan.
@boria_A
Un brindisi col "Cosmo"

martedì 1 giugno 2010

MODA & MODI: vestiti per la spiaggia

La discesa alla spiaggia evoca in voi l'immagine di semplici abitucci di garza e ciabattanti flip flop di cui liberarsi con un gesto solo? Allora non potete barare: avete superato da un bel po' la generazione degli "enta". Dei vestiti a fiori, degli zoccoli, dei tessuti naturali e del mare come suprema, anelata, irrinunciabile stagione di libertà e liberazione. Adesso, al mare, si va vestiti. Anzi, bardati e dalla testa ai piedi. Dal copricapo raffinato al tacco importante, dall'accessorio alla giacca, gli stilisti ci propongono da qualche anno la "beach couture", un look da mare che di marino non ha quasi più niente. Così per solleticarci a spendere qualche euro bello intero prima dei sempre più anticipati saldi, prendono a prestito pezzi del guardaroba evergreen e ci costruiscono intorno il cosiddetto "all round": "booties" a rete (sempre loro, gli orridi, riciclati tronchetti che ci perseguitano da quest'inverno, "rinfrescati" dal buco in punta...), stivali di corda, calzari da schiava, cappelloni da diva anni '50, occhiali giganteschi, orecchini pendenti e una sfilza di braccialetti a prova di qualsiasi tentativo di abbronzatura, per finire addirittura con un trench impermeabile, sia mai che sotto l'ombrellone ci colga un improvviso rovescio di pioggia.
Insomma, il bikini è solo l'inizio. Anche perchè è ridotto a tre triangolini dai colori aggressivi, già sconsigliabili a chi ha oltrepassato la soglia dell'adolescenza. O l'intero, che l'estate 2010 preferisce senza bretelle, in modelli fascianti da suggerire caldamente solo a seni, naturali o additivati, a prova di forza di gravità. Strapless, dunque, e nero, con decori, pietre, catenelle e soprattutto borchie, perchè sulla sabbia la prima preoccupazione pare debba essere il glamour, altro che il relax. Non mancano, come sempre, i "cut-out", ovvero quei pezzetti di lycra indecisi se essere un due pezzi o un integrale, aperti all'altezza dell'ombelico, tagliati sui fianchi, ridotti a slip e reggiseno congiunti da una strisciolina che divide in due la pancia, costumi da sfizio, da cocktail, soprattutto da sostituire rapidamente per evitare l'effetto pelle pezzata. Le infradito? Scordatevele. Anzi, mischiando gli estremi, le ciabatte che i presidi in questi giorni bandiscono dalle scuole, si portano con l'abito da sera, come hanno fatto molte attrici anche sugli ultimi "red carpet". Con il costume più di tendenza ci vuole invece il tacco, e che tacco, almeno un dieci centimetri da piantare sulla sabbia e su cui esercitarsi a caracollare con eleganza quel tanto necessario per raggiungere la sdraio. Il sandalo, consoliamoci, slancia molto. Slancia molto meno, purtroppo, il tronchetto, che qualche stilista ha abbinato pure al calzettone nero fino al ginocchio, un po' sadomaso, in particolare per le dirette interessate. Completate il tutto con un cappello esagerato, una borsetta capiente solo per la pelle di daino dei vostri mega-occhiali e un blazer da sera, in modo da saltare dalla spiaggia all'happy hour aggiungendo solo qualche trasparenza qua e là. Come le quattro di Sex & The City 2 nel deserto, addobbate da alberi di Natale: più che chic, shock. E pure un filo ridicolo. (con una precisazione: al mare mai così, mentre a vedere il film noi fedelissime non rinunciamo comunque, pur sapendo che saranno 145 minuti di devastante delusione...).
@boria_a
Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte in "Sex&TheCity 2"

martedì 15 gennaio 2008

MODA & MODI: spartani nell'intimo

Le mutandone di Bridget Jones

E' capitato a tutti di cedere alla tentazione. Vetrina rosso intenso, freni inibitori allentati, shopping compulsivo delle festività. Ritrovarsi con slip e reggiseno color ciliegia in mano, presumibilmente ben auguranti, è più facile di quanto non si pensi, anche per le strette osservanti della biancheria di cotone, bianca, spartana, tre pezzi al prezzo di due. Come si spiegherebbe, altrimenti, che sotto Capodanno anche nelle mercerie di quartiere, quelle che di solito si attengono alla pancere contenitive e alle calze brodose, compaiano push-up aggressivi e mutande interdentali, di solito tinta annuncio coda sull'autostrada, oppure orrendi boxer maschili con babbi natale intenti a compiti molto poco ortodossi. Vi siete sentite cretine e avete guadagnato rapidamente l'uscita con il completino festaiolo? Bene, ne avevate tutte le ragioni. Non solo, se tradizione deve proprio essere, questa lingerie è da buttare, perché mai va riciclata quella dell'anno prima, tanto più se ha favorito qualcosa di così memorabile da augurarsi che accada tutto l'anno.
Ma quello che più intristisce è la classifica stilata dal quotidiano inglese Mail, che ha sondato i pareri maschili sulle preferenze in fatto di biancheria intima femminile. Le mutande striminzite, i reggiseni esaltanti, quei reggicalze così certosinamente allestiti sotto le gonne, per non parlare di guepiere che strizzano e sparano fuori, sono tutta fatica sprecata. Roba da non perderci nemmeno un secondo, tanto meno sborsare porzioni consistenti di uno stipendio normale per assicurarsi il «provocateur» che più non si può. Come sempre l'ormai polveroso «Sex and The City» resta una miniera di anticipazioni: Carrie gira per casa in canottiera e mutandoni maschili, proprio quelli orripilanti di cotone a micro-costine che, se visti addosso al legittimo destinatario, mandano subito in archivio il «conosciamoci meglio». Il film tratto dalla serie, che in America uscirà in maggio, continua la tendenza: sotto la gonna, la protagonista porta mutandoni ascellari, tipo quelli di ordinanza di Bridget Jones che spiazzano e straniano Hugh Grant e pare siano molto più arrapanti dei microslip leopardati custoditi nel cassetto per le grandi occasioni. Non ci sarebbe nulla da stupirsi se fosse questa biancheria contenitiva ad aggiudicarsi il primo posto tra le più gradite dai maschi, tanto più che secondo il «Times» (da quando Fabio Capello è diventato commissario tecnico della nazionale, gli inglesi si occupano molto di noi e dei nostri gusti) il maschio italiano è in crisi d'identità, uno su tre è inguaribilmente «mammone» e preferisce figure femminili rassicuranti piuttosto che aggressive. Niente di più domestico, dunque, che una compagna che riproduce schemi confortevoli e non solleva interrogativi sulla propria adeguatezza e sulle aspettative di lei.
Se non proprio la pancera, in vetta alle preferenze maschili si attesta comunque la biancheria sportiva, bianca, di cotone, zero fronzoli, molto vicina a quella «bloccante» ed elastica per la palestra. Avete il cassetto strapieno di coordinati con balconcini, pesciolini, push-up, triangoli, pizzi, stringhe, veli e trasparenze, reggicalze di seta, sottovesti nere e un'intera batteria di perizomi e brasiliani, ogni centimetro dei quali è stato pagato a peso d'oro? I freddi sondaggi britannici dicono che potete rottamare tutto con allegria. L'uomo medio non vi dedica che il tempo e l'attenzione necessari a toglierli di mezzo il più rapidamente possibile in modo da non perdere l'occasione propizia, alla quale è arrivato con non poche incertezze. Solo eccezioni apprezzano l'adagio secondo cui il «sotto» dev'essere altrettanto ricercato e raffinato che il sopra. E siamo dalle parti della rarità, quando il partner è in grado di regalare un qualcosa che non sia prodotto a Taiwan, di puro nylon e in grado di non farti sembrare una professionista, novità assoluta, esegue massaggi, appena arrivata dall'Oriente.
Pazienza. Riponiamo con mestizia negli appositi sacchetti di velo alcuni «reperti» acquistati in momenti di disorientamento mentale. Ma poi, alla faccia di Times e Mail, non diciamo sempre che i sondaggi sono quelle scemenze da riviste femminili, prive di qualsivoglia attendibilità?
@boria_a

martedì 4 settembre 2007

MODA & MODI

Le coppie scoppiano, se non fashion-compatibili

 Kate Moss e Pete Doherty

Trovare un partner esteticamente compatibile è altrettanto difficile che trovare un partner genericamente compatibile. Anzi, la prima difficoltà si somma alla seconda, rendendo l'impresa quasi disperata. Arrivate all'età della ragione, quando la miscellanea degli indumenti, o comunque la divisa del gruppo di appartenenza è ormai un nebuloso ricordo, si prova un insopprimibile fastidio a ritrovarsi in una coppia male assortita, scoordinata, che non condivide lo stesso stile. Della serie: tu esci col vestito vintage di Marc Jacobs che hai fortuitamente scovato in un negozio second-hand chic durante una vacanza all'estero e lui, del tutto inconsapevole, si ficca negli stessi torpedoni da ginnastica di ogni giorno e con la maglietta del dopolavoro sportivo (logo a vista, of course).
Oppure: lui in completo Dolce & Gabbana (volenterosa interpretazione, se non altro) e lei in shorts e stivali da mandriana, tipo aspirante fidanzata del tronista.
Dare un'occhiata in giro è un esercizio divertente: quante ce ne sono di coppie che non scoppiano alla prova del guardaroba? Pochissime. E non si tratta solo di coppie stabili, ma anche di coppie occasionali. Mai preso il
consueto aperitivo con un collega in crocs, bermudoni e cellulare appeso al collo? Beh, non è un'esperienza che ti fa vacillare sulle scelte fondamentali della tua vita, ma qualche dubbio lo insinua, almeno sul tasso interno di credibilità di queste rubriche. Mai andate a teatro con il little black dress per scoprire che l'accompagnatore si è messo la camicia con le maniche corte o che ha i calzettoni di spugna?
Di esempi di perfetta compatibilità stilistica cui ispirarsi ce n'è, eccome, anche senza arrivare agli estremi, nell'uno e nell'altro senso, vedi i coniugi Beckham, o Dita von Teese e l'ex marito Marilyn Manson, così perfettamente amalgamati da risultare perfino stucchevoli, o, tra gli eterni scoppiati, Kate Moss e Pete Doherty, che combaciano al millimetro, dal gilet cascante alle occhiaie violacee, per finire con il tandem Briatore-Gregoraci, perché pure coattopoli ha i suoi codici «estetici» di riferimento (è possibile andare in giro con uno in pareo e catenazza al collo se non equipaggiate di cinturona, microgonna e supporti di silicone??).
In fondo tutte le fan di Sex and The City sapevano benissimo che Carrie non sarebbe finita con Aidan, lei così «stilosa», lui così inguaribilmente country... Neppure con lo smoking preso a prestito e l'anello di fidanzamento in mano riusciva a togliersi di dosso quell'aria da uomo di transito...
Che fare quando non c'è alchimia? La convivenza non è un rimedio: per quanto la pressione possa essere alta, c'è sempre un fantasmino che sfugge al controllo, un tarocco occultato in fondo al cassetto. L'età favorisce comunque la rassegnazione, come pure in altri ambiti.
Oppure, non demordere. E insistere: cercasi benestante, colto, amante della famiglia, fashion-compatibile...
@boria_a