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domenica 3 settembre 2023

MODA & MODI

 Il quiet luxury è anche democratico

 

 

Gwyneth Paltrow

 

Dopo lo smutandamento estivo, l’inverno suggerisce sobrietà. Da mesi online corre un binomio, “quiet luxury”, che sta per lusso non esposto, sotto traccia, impercettibile. Basta digitare aggettivo e sostantivo e la rete scarica le referenze: la pluripremiata serie HBO “Succession” e i suoi personaggi, una famiglia di mogol dei media in stile Murdoch, vestiti in colori neutri, senza loghi, nessuna esplosione di colore, nessuna borsa o scarpa “it”, nessun pezzo riconoscibile, ma una sinfonia di abiti e accessori in nero, caffellatte, bianco, quasi monocordi. È il lusso quiet, appunto. In realtà sono tutti pezzi griffatissimi, sartoriali, in tessuti pregiati, ma IYKYK, acronimo di “if you know you know”, se li riconosci appartieni al giro di chi li indossa, come quel cappelletto da baseball insignificante sulla testa di uno dei protagonisti in più puntate, che è un Loro Piana da centinaia di euro.

 

Sarah Snook in "Succession"

 

Altra referenza, questa volta reale: l’attrice Gwyneth Paltrow citata in tribunale per uno scontro sulle piste da sci dello Utah, che in aula ha sfilato avvolta in vestiti monacali abbottonati fino al collo, in maglioncini burro e pantaloni color biscotto, come una qualsiasi anonima professionista delle metropoli americane, quando ha addosso pezzi da migliaia di dollari, che parlano un linguaggio di ricchezza, classe e understatement rivolto a chi lo sa cogliere, messaggio in codice di appartenenza a un ceto dove l’ostentazione è bandita e il no logo a vista una religione.


Se andiamo indietro nel tempo una testimonial siderale del quiet luxury è stata Carolyn Bessette, moglie di John John Kennedy, morta con lui nel tragico incidente aereo a Martha’s Vineyard del 1999: una calla dal lungo collo che declinava bianchi, neri, mou, argenti, qualche sporadico rosso, in gonne a matita e camicie maschili o abiti scivolati che parevano essere stati cuciti su di lei. E, ancora sul piccolo schermo, l’attrice Robin Wright nei panni di Claire Underwood nella serie “House of Cards”, sigillata in guaine monocolore, in gelidi tailleur tinta unita. Un guardaroba “efforless”, senza sforzo, in apparenza naturale e spontaneo.


Per uno dei surreali cortocircuiti della moda la tendenza “quiet luxury” e così popolare sui social e ormai così familiare ai più giovani da essere adottata anche dalle catene fast fashion (dove non solo non c’è lusso ma nemmeno nulla di “tranquillo” se si pensa alla produzione forsennata di pezzi a basso costo) per promuovere una selezione di linee semplici, colori neutri, capispalla e abiti senza fronzoli inutili. Le collezioni per l’autunno-inverno già arrivate nei magazzini lo confermano: sabbia, grigi, verdi spenti, bianchi delicati, nero e marrone, una palette soffusa e discreta, con qualche punta di malva e lavanda, le tinte forti della stagione.

Dietro l’ennesimo slogan delle cronache modaiole si intravede l’esigenza di recuperare un po’ di moderazione, pur se non griffata o in materiali ricercati. Anche chi pratica gli acquisti “fast” è invitato a seppellire mutande e reggiseni da passeggio, a ricoprire ombelico e natiche e a godersi il lusso democratico del guardaroba “quiet”. 

martedì 20 marzo 2012

MODA & MODI

Che cosa c'è sotto la cappa

Dai red carpet alla strada, il suo ritorno è nell'aria da tempo. Perfetta per transitare dal freddo dell'inverno alla primavera ancora indecisa, la mantella è il capo ritrovato della mezza stagione che non esiste più. Niente a che fare con frange, tessuti plaid e la dimessa aria Inti Illimani dei ponchi che hanno circolato fino a qualche mese fa, in pieno saccheggio anni Sessanta, la cappa di tendenza ha colori più adatti ai primi tepori , differenti fogge per giocarla tra le occasioni e una piacevole versatilità.

Tra Cappuccetto rosso e la regina di Biancaneve, c'è tutta una gamma di tagli e lunghezze che ne fanno la più originale sostituta dello scontatissimo trench o del giubbotto di pelle, abbinata a gonne, pantaloni, legging, anche ai leziosi abiti fiorati che cominciano coraggiosamente a spuntare.


Sul tappeto degli Oscar, Gwyneth Paltrow ne ha indossata una versione di Tom Ford, bianco abbacinante, da sera, un tutt'uno col vestito in tinta che sottolinea la statuarietà dell'outfit a e rende superfluo qualsiasi accessorio. Madonna ama avvolgersi in un mantello nero e perfido, lungo fino ai piedi, molto simile a quello rosso fiamma che appartenne a Maria Callas, esposto nella mostra di Palazzo Fortuny dedicata a Diana Vreeland.


Chi ama il vintage può trovare deliziosi abiti anni Sessanta con "ali" incorporare (avvistati da Boogaloo a Trieste), perfetti per interrompere il nudo delle braccia quel tanto che basta per sembrare comunque discrete.
La mantella ama soprattutto il giorno. Se corta e colorata, è necessariamente solo decorativa: magari non ripara, ma non insalsiccia e permette di nasconderci sotto anche il pullover o la giacca. Ines de la Fressange ne offre un'interpretazione magistrale: minuscola e nera, da abbinare al tailleur pantalone quando si hanno gambe da fenicottero.


È trendy ma non per tutte. L'effetto bambina saltellante nel bosco è dietro l'angolo, soprattutto se si hanno polpacci potenti e la temerarietà di indossarla sui tronchetti che tagliano vieppiù la gamba. Meglio la versione al ginocchio, che regala rotondità di linee al posto delle spigolosità di un banale impermeabilino strizzato in vita dalla cintura. O lunghissima: fa un po' "compagni di Baal" (per chi se li ricorda, tv vintage), ma anche tanta scena.
@boria_a

Gwyneth Paltrow in Tom Ford