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lunedì 29 dicembre 2014


MODA & MODI

La camicia di Stella


Gillian Anderson è il detective Stella Gibson nella serie tv "The Fall"

Rosa polvere, argento, tortora. Classicamente bianca, maschile, o più morbida, col collo a scialle. Di seta, lascia intuire il pizzo del reggiseno, spesso disegna il contorno del capezzolo. Le camicie di Gillian Anderson in The Fall (Sky Atlantic Hd, prima stagione appena conclusa) sono un tratto distintivo della serie, non meno dell'ambientazione a Belfast (l'ha prodotta la BBC Two). Una detective in pencil skirt nera e décolleté col tacco sottile, avvolta in una palette di colori delicati, che si muove dentro una città livida e bagnata, sulle orme di un serial killer dalla doppia vita.
Pochi pezzi di guardaroba per disegnare un personaggio lontano un decennio dalla Dana Scully di X-Files, eppure stranamente in sintonia, come se questa più matura detective Stella Gibson fosse l'evoluzione naturale della lontana collega, agente Fbi e medico patologo, scettica e vulnerabile. Dana e Stella si richiamano, senza che l'una si sovrapponga all'altra e ci faccia dire: “dopo tutto questo tempo, è rimasta lei”.
Camicie, dunque. Camicie tinta unita come quelle che indossa Claire Underwood (Robin Wright) in un'altra serie tv di successo, “House of Cards”. Armi per entrambe, anche se diverse.
Per Claire, l'aspirante, poi diventata first lady d'America, sono corazze dietro cui nascondere e nascondersi, sono rigide e inviolabili, tengono a distanza, segnano una distanza, un'intoccabilità. Stella non ha paura di quel bottone slacciato durante la conferenza stampa, nè di prendere e lasciare, uomini e occasioni.
Questo dicono le sue camicie, o i piccoli pull di mohair dal collo a V, i cappotti morbidi, neri e moka: non ho timidezze a espormi, se lo decido io, non mi imbarazza appendere i miei abiti di ricambio, concederli alla curiosità di tutti dentro il cellophane, nelle spartane e gelide toilette femminili del dipartimento di polizia. Sono come le vittime degli omicidi su cui indago: bella, libera, in carriera, con un passato e un presente, impermeabile a sguardi e illazioni, almeno fino a quando non scelgo di curarmene.
Non c'è seduzione esibita. Bye bye Carrie e le allegre ragazzone di Sex&TheCity, dall'armadio griffato, colorato, esplicito, inequivocabile.
Per Stella Gibson come per Claire Underwood, qui si tratta di potere. Che si esercita con i modi, la discrezione l'imperscrutabilità. E i vestiti.
www.bbc.co.uk
@boria_a

Gillian Anderson in "The Fall", serie tv della BBC Two ambientata a Belfast



lunedì 8 dicembre 2014


MODA & MODI: Chloè e Claire




Chloé & Claire

C e C, Claire e Chloé. L'una astuta manipolatrice, l'altra vulnerabile folletto technicolor. Le serie televisive di punta curano nei dettagli l'armadio delle protagoniste, studiano per loro uno stile lontanissimo dalle photogallery delle riviste, giudiziosamente banali, assemblate per piacere a tutte, il cui solo scopo è trascinare i clic per inerzia e trattenerci il più possibile sui rispettivi siti.
Più che giornali e web, il guardaroba di alcuni telefilm finisce così per diventare "inspirational". Di Clare, la Robin Wright di "House of Cards", sappiamo tanto: Lady Macbeth in tre colori soltanto, nero, bianco e mou, sheath dress o gonne pencil con camicia maschile, décolleté, nessun gioiello, mai mezzo centimetro di ginocchio esposto. Tutta da scoprire è Chloè, protagonista di un'altra serie cult, la francese Profiling, da noi in onda con la terza stagione su Fox (www.foxcrime.it). Il suo guardaroba non contempla il nero, niente baschi, scarpe basse, giacche da uomo e calze spesse, nessun vago retrogusto "esistenzialista", nessun twin set mohair che rende inconfondibile l'algida allure francese.
Chloé è una criminologa, una profiler, quanto di professionalmente più lontano dalla figurina colorata come zucchero filato e un filino svagata, che zampetta in scarpette simil-tango e calze a rete tra colleghe muscolari in chiodo e parka.

L'attrice, Odile Vuillemin, magra senza essere segaligna e scolpita, ha scelto personalmente gli abiti vintage che indossa nella serie, pezzi minuti dai colori del marzapane, abbinati senza alcuna apparente logica cromatica, fino a comporre una palette da libro di favole. Il suo stile è diventato tutt'uno col personaggio: la borsa gialla che le ondeggia sul braccio, i soprabiti tagliati in vita e con le spalle strette, gli scamiciati color zucca o rosa caramella e con grandi bottoni anni ’60, le gonnelline a corolla su collant a contrasto, viola, ocra, avio, gli accessori cosparsi di fiocchi, stelle, cuori, le spille di cellulosa, la catenina con i ciondoli d’oro della nonna. Il power dress di Claire è in qualche modo prevedibile, ci aspettiamo che sia vestita per tramare e uccidere. Il bello di Chloé è che si aggira sulla scena del crimine come un bon bon da scartare ma è altrettanto difficile non prenderla sul serio. Da imitare.
twitter@boria_a

Odile Vuillemin




sabato 15 novembre 2014

MODA & MODI

Claire, camaleontico potere



Robin Wright, Claire in "House of Cards"



Le fan di "House of Cards", serie televisiva cult (in Italia su Sky Atlantic) che tra i fedelissimi conta anche il presidente Obama, ne sono stregate: Claire Underwood, protagonista femminile interpretata da Robin Wright, algida, siderale, impenetrabile, moralmente frigida lady Macbeth, è la nuova icona estetica al femminile. Non solo perchè è la perfetta metà di suo marito Frank, deputato democratico assetato di potere e con pochi scrupoli, che nella serie ha il volto comune e spietato di Kevin Spacey, ma soprattutto perchè il suo guardaroba è diventato in poche puntate un fenomeno glamour virale. Se ne parla dappertutto, giornali, blog, riviste. Lei è altissima, porta i capelli corti scolpiti al millimetro (prima rivoluzione: quando mai l'eroina non ha boccoli o chiome piastrate almeno fino alle spalle?), trucco impercettibile e pochi capi che ricicla: camicie, tailleur, pencil skirt, trench, vestiti a guaina, grandi borse appese all'avambraccio. Potrebbe ricordare una Christine Lagarde più giovane, con la stessa silhouette sottile e imperativa, ma Claire non fa mai concessioni al colore, nemmeno su un foulard o una pochette.
Fin dalle prime puntate, il suo stile ha annientato quello dell'avversaria tivù che frequenta le stesse stanze del potere, Casa Bianca e dintorni, la curvy Olivia Pope di "Scandal" (l'attrice Kerry Washington), tutta una palette di colori marzapane, pantaloni a pelle, rushes e volant imbizzarriti, dentro cui la signora piange, si strugge per amore del presidente americano, si macera per la scia di sangue che lascia dietro di sè. Claire non lascia trasparire debolezze, le gestisce e le maschera con tocco impeccabile. Anche quando spalanca il frigorifero e ci caccia la testa dentro per superare una vampata di calore è inguantata in uno dei suoi shift dress tinta unita, che lasciano le braccia scoperte e modellano la figura senza involgarirla, fermandosi appena sopra il ginocchio. Ho tutto sotto controllo, ci dice, anche il passare del tempo, anche quello che non mi piace. E così i tailleur con la camicia appena scollata, le cinture-bustino, le gonne a tubo, l'assenza totale di accessori con cui scivola accanto al marito, superbamente anonima. Rimette gli stessi vestiti, ma non è un vezzo alla Kate Middleton, da principessa che gioca al risparmio. Una divisa da guerriera: sono qui e conto, dice Claire, soprattutto perchè non ve ne accorgete o vi accorgete solo di un tubino già visto. Nero, bianco, grigio, beige, blu. La sua palette è limitata, una seconda pelle in cui si muove da regina. Perchè il potere vero è camaleontico.

twitter@boria_a