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lunedì 21 gennaio 2019

IL LIBRO

Le sei sorelle Mitford, che presero a morsi il Novecento 





Sei: aristocratiche, affascinanti, appassionate, brillanti, spregiudicate, trasgressive. Sei: la fascista, la comunista, la nazista, la duchessa, la romanziera. L’hanno soprannominata “Mitford Industry” e non solo perchè le sorelle, sei appunto, sono state prolifiche scrittrici e giornaliste, e autrici di best seller che le hanno rese (ancor più) milionarie, ma perchè le loro vite eccezionali hanno a loro volta ispirato dozzine di libri, piéce teatrali, musical, oltre a riempire per decenni le pagine di quotidiani e rotocalchi, dalla seconda guerra mondiale all’alba del nuovo Millennio. La più nota è Nancy, classe 1904, la primogenita dei coniugi inglesi Sydney e David Freeman-Mitford, baroni Redesdale: firmò romanzi di successo come “Inseguendo l’amore” e “L’amore in un clima freddo” (ripubblicati di recente da Giunti e Adelphi) ma soprattutto amò perdutamente Gaston Palewski, braccio destro di De Gaulle e poi ambasciatore a Roma. Lui la tiranneggiò e tradì senza ritegno, rifiutandosi di sposarla perchè divorziata e con parenti (leggi: sorelle) imbarazzanti per la sua carriera politica, salvo poi convolare, una volta ritiratosi dalla vita pubblica, con una nobile e abbiente signora, naturalmente lei pure alle seconde nozze.

De Gaulle, ma anche Guinness, Churchill, Goebbels, Mussolini, i duchi di Windsor, John Kennedy. E il Novecento intellettuale di Litton Strachey, Dora Carrington, Evelyn Waugh, Cecil Beaton, omosessuali mondani e cerebrali. La storia delle sei Mitford attraversa e si impasta con quella del secolo breve - la guerra, le ideologie, i regimi, abbracciati con una veemenza sfociata nel fanatismo, ma senza mai perdere la grazia dei natali - come ci racconta la torrenziale e accuratissima “Le sorelle Mitford - Biografia di una famiglia straordinaria” di Mary S. Lovell, uscita nel 2001 e ora pubblicata da Neri Pozza (pagg. 636, euro 25,00), che incornicia un arco temporale dal 1894 al 2014, quando morì Deborah, “Debo” la più giovane delle sorelle, moglie del decimo duca di Devonshire, diventata imprenditrice di successo nella gestione della dimora signorile di Chatsworth - una delle più belle e visitate d’Europa - e del suo fruttuoso merchandising (curiosità: è nonna della top model Stella Tennant).
Tra Nancy e Deborah, c’erano Pam (la bucolica), Diana, Unity e Jessica detta “Decca”, oltre all’unico maschio, Tom, bello e colto, che morì nel ’45 in Birmania, da ufficiale, colpito in un assalto contro i giapponesi, ma inevitabilmente già sepolto dalla vivacità delle sorelle.





Grande spazio Mary S. Lovell dedica alle Mitford “fanatiche”. Unity portava il suo destino addosso. Chiamata di secondo nome Valkyrie, in onore delle guerriere della mitologia di Wagner e concepita a Swastika, fu fervente nazista, riuscì a conoscere Hitler e ne divenne amante. Diana, divorziata Guinness, nonchè futura romanziera di successo, si risposò con Oswald Mosley, fondatore del partito fascista britannico (Buf), in una cerimonia a casa di Goebbels, lei in tunica dorata, con il Führer tra gli invitati. Nel 1939, non potendo sopportare il pensiero di una guerra tra la Germania e la sua amata Inghilterra, Unity si sparò in testa nel parco dell’Englisher Garten di Monaco: non morì e incredibilmente sopravvisse con un proiettile nel cranio per nove anni. Diana e il marito trascorsero un lungo periodo in galera: si amarono per 44 anni e morirono a meno di un anno di distanza l’uno dall’altra.


E Decca la “rossa”? Fuggì col secondo cugino Esmond Romilly, nipote di Churchill, per partecipare alla guerra civile spagnola. Si sposarono in segreto ed emigrarono in America, facendo i baristi per vivere. Nel 1941 lui, arruolatosi nella Royal Canadian Air Force, fu abbattuto durante un raid contro la Germania nazista, mentre Decca continuò a vivere negli Usa, occupandosi di diritti civili e giornalismo investigativo. Firmò un bestseller, “Il sistema di morte americano”, frutto di cinque anni di indagine: fu in testa alle classifiche di vendita per mesi, le fruttò centomila dollari, molte minacce di morte dalle pompe funebri e lauree honoris causa. Tra gli addetti ai lavori la “Mitford” era la bara più economica e la scelse anche Robert Kennedy per il fratello assassinato.


Sei: presero a morsi il ventesimo secolo, in una Downton Abbey con più cervello, sangue e viscere. Di loro la madre Sydney diceva: «Quando vedo un titolo di giornale che comincia con “La figlia di un lord...” so che una di voi ragazze si è messa nei guai». 

@boria_a

giovedì 22 ottobre 2015

 IL LIBRO

Nancy Mitford, "Non dirlo ad Alfred"



 
"Non dirlo ad Alfred" di Nancy Mitford (Adelphi)



 Fanny de “L’amore in un clima freddo” non smette di osservare i suoi pari con grazia e umorismo, con penna sorvegliata ma, qua e là, inaspettata e temibile come la lingua di un rettile. Così, chi ha amato le macchinazioni leggiadre, i pettegolezzi e i colpi bassi che animavano i salotti della grande aristocrazia inglese dagli inizi a metà del ’900 - raccontati da Nancy Mitford, la maggiore delle sei figlie di Lord Redesdale, che in quel mondo dorato era nata e cresciuta - vorrà scoprire che cosa accade a Fanny all’ambasciata inglese a Parigi, dove il giovane professore di teologia pastorale con cui ha fatto il colpo di testa di sposarsi, viene inopinatamente catapultato come ambasciatore.
Dai cattedrattici di Oxford (dove era sbrigativamente archiviata nella categoria “mogli”) ai trabocchetti della diplomazia, per la protagonista il salto non sarà facile, a cominciare dall’iniziale, forzata convivenza con l’ex inquilina dell’ambasciata, Lady Leone, che si rifiuta di lasciare il palazzo e continua a ricevere amici e postulanti in attesa di un’uscita di scena degna di una principessa. E con i grattacapi che le dà la giovane segretaria, che civetta e cincischia con tutti i politici parrucconi e gli annoiati sciupafemmine che le capitano sottomano.
In questo “Non dirlo ad Alfred” (pubblicato nel 1949 e ora tradotto da Silvia Pareschi per Adelphi: pagg. 244, euro 18,00), dove Alfred non è altro che lo spaesato neo-ambasciatore, perennemente impegnato in controversie da tavolino con i francesi per qualche isola contesa, Nancy Mitford, alla vigilia degli anni ’50 e di un giro di volta epocale nel secolo, non raggiunge la vetta del libro precedente, dovendo incrociare il territorio che conosce bene, quello dell’arrogante upper class britannica, con l’alba della contestazione giovanile, i primi miti rocchettari e la nascente new age, di cui la investono i quattro figli: Baz avventuratosi in un’improbabile agenzia turistica, David in partenza per l’Oriente con moglie e figlio cinese adottato dal suo maestro zen, e i due più piccoli, Charlie e Fabrice, che scappano da Eton a bordo di una Rolls-Royce.

La nuova era che si affaccia, dove le signorine di sangue blu hanno l’avventatezza di innamorarsi di borghesi cacciatori di dote e anche i nobili sono sfiorati dalla tentazione del lavoro, viene registrata con caustica e umoristica sorpresa da Nancy Mitford, a volte con un velo di malinconia. Il suo mondo fatto di superlativi sta per soccombere al loro peso.
twitter@boria_a