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domenica 13 ottobre 2024

MODA & MODI

 In vena di paillettes

 


 
Un anno fa era annunciata come la tendenza prepotente di quest’inverno e quasi ci faceva sorridere. Come solo poter immaginare di vestirsi di paillettes in una stagione di incertezza su scala globale, tra conflitti in espansione, crisi economica, contrazione dei consumi e lo stesso settore della moda che segna il passo, anzi, arretra, a partire da quei mercati orientali che parevano avere portafogli senza fondo?


E invece. Eccole qua le paillettes, in ogni vetrina, di ogni colore. Si sono insinuate in quello di cui abbiamo scritto e letto per mesi il “quiet luxury”, il lusso discreto e che non si appalesa, lo stealth wealth, il benessere solido, mai ostentato nei loghi. E come una scarica di energia hanno fatto sussultare i placidi beige, la palette sonnacchiosa dei marroni e dei grigi, i blu di ordinanza, tutte le sfumature dei rosa, dal pink Barbie al cipria. Piccoli particolari, una striscia di dischetti baluginanti su un berretto o su un maglione, il dettaglio di una sciarpa o di un paio di guanti, ma anche pantaloni, abiti, tute, cardigan interamente ricoperti di scaglie luminose.


Le paillettes hanno scosso il guardaroba non ostentato, messo in crisi il minimalismo, ma soprattutto hanno tolto di mezzo il concetto di “occasione d’uso”, di una decorazione legata a un’ora, a un evento, a un momento della giornata: non occorre che sia sera o notte, ci si veste di luce a piacere, i pantaloni argentati da sirena si abbinano al maglione, la gonna lunga fino ai piedi si infila sotto un’altra, i riflessi luminosi ci avvolgono dalla palestra al teatro. Mescolando e sovrapponendo, giocando con i pesi e le consistenze, le paillettes smorzano la loro forza d’urto, non appesantiscono, non catturano l’attenzione, diventano l’elemento di un insieme. 

L’importante è che lascino solamente una traccia, senza strafare. L’equilibrio è un esercizio divertente, fantasioso, che ci abitua a guardare con autoironia e senso critico al modo in cui ci proponiamo, senza rinunciare a cambiare linguaggio, assecondando altre occasioni e tempi diversi, esclusivamente nostri.


Allora, perché sentiamo il bisogno di metterci addosso un capo, un accessorio che brilla? Che cosa ha quel dischetto colorato che ci fa capitolare, che vince la resistenza, la paura di precipitare nella cafonata? C’è una componente ludica in questa scelta, c’è la voglia di cambiare pelle: le paillettes non sono più la trama della soirée, accompagnano l’umore di una giornata senza il vincolo del codice stabilito. Ma, al tempo stesso, conservano una residua idea di celebrazione, una leggibile e basica vena di festa.

 Confesso: ho ceduto. Dopo anni e anni di idiosincrasia per il genere, nella mia testa collegato ai costumi delle danze latino americane o esibizioni affini, non ho resistito a una gonna plissé ricoperta di impercettibili bagliori neri, che attende fiduciosa di uscire allo scoperto. Forse i capi arrivano al momento giusto, quando siamo pronti per congedi e nuovi inizi.

martedì 10 gennaio 2023

MODA & MODI

 

Una cosa scintillante da sirena

appesa in palestra 




 

Eravamo abituati a vederle sparire appena bruciato il Capodanno, subito inghiottite dalle rassicuranti vetrine dei saldi, piene di capi che ovunque, infallibilmente ogni anno, tutti ci consigliano di comprare perché durevoli e adattabili: la camicia bianca, il cappotto cammello, il pantalone nero, il jeans ben tagliato e senza stramberie. Invece no. 

Quest’anno le paillettes non sono evaporate coi fuochi, ma resistono, si insinuano, in qualche caso colonizzano gli spazi dei negozi, anche all’inizio di un nuovo anno, quando siamo più versate ai buoni propositi e alle spese oculate. L’accostamento dello sbarluccichio con l’idea della notte o della festa comandata, è superato da tempo e quasi non ce ne siamo accorti. Prima un berretto, un paio di guanti o una sciarpa con una scia di lustrini, poi la gonna o il top dorato o argentato, poi la giacca nera con i revers paillettati, e così via via, un poco alla volta, qualsiasi capo del guardaroba ha tirato fuori la sua seconda vita bling-bling, non più confinata in determinate ore e occasioni. Non esiste la distinzione giorno e notte ha sempre detto Alessandro Michele, l’ex creativo di Gucci. E sulle passerelle di molte griffe sono sfilate donne coperte di squame brillanti o da una sorta di seconda pelle lucida, ottenuta da tessuti interamente realizzati con micropaillettes che creano un effetto di scivolosità e fluidità.


Dalle sfilate alla strada il passo è lungo, ma i video virali sui social amati dai giovanissimi polverizzano le distanze. E le paillettes, i lustrini, gli strass portati a qualsiasi ora e negli accostamenti più quotidiani e informali, sono entrati nel nostro orizzonte visivo. Un top sui jeans o una gonna glitterata con il maglione non ci fanno più voltare nè scatta l’idea che brillare fuori orario sia indice di grossolanità. Lo stesso Armani non si è sottratto alla tendenza e nelle collezioni 2023 di bagliori ne ha usati a profusione. “E pensare - ha detto - che qualche hanno fa un lustrino di giorno era fuori dal mondo”.


Perché allora ci piace luccicare a qualsiasi ora? La spiegazione più immediata ha a che fare con i vari “index” che scattano nei tempi incerti. Come il rossetto consolatorio, le cui vendite salgono nelle recessioni economiche, ecco che i punti luce nell’abbigliamento rinvigoriscono l’umore, ci danno un po’ di carica. Ma a consolidare la tendenza contribuisce la seconda vita social, trasversale a tutte le età: le scaglie luminose, gli effetti vinilici ottenuti con vernice e latex, il guizzo luccicante buca le vetrine di Instagram. Ed elettrizza i video su TikTok della Generazione Z, nata e cresciuta in un’estetica senza più codici e abbinamenti di rigore. 


L’altro giorno mi sono sorpresa a fissare un paio di pantaloni di paillettes d’argento appesi di prima mattina nello spogliatoio di una palestra. La proprietaria li ha indossati con maglione lunghissimo bianco, pelliccetta eco, scarpe da ginnastica. “Con le ginniche li sdrammatizzo” mi ha spiegato. L’ho ascoltata con curiosità, sia perché l’effetto coda di sirena all’alba era divertente, sia perché per la prima volta incappavo nel verbo “sdrammatizzare” riferito a un vestito fuori dal gergo degli articoli di moda. Per entrambe le ragioni, mi sono sentita illuminata (e un po’ energizzata) anch’io. 

martedì 31 dicembre 2019

MODA & MODI

Per una notte liberiamo la material girl 




A conclusione dell’anno della paillette, quale migliore occasione per brillare un’ultima volta? Stasera è il momento giusto, forse l’unico, per cedere alla tentazione della squama d’oro o d’argento, per abbandonarsi allo sbrilluccichio che ha percorso tutto il 2019, sul filo della nostalgia degli anni Ottanta. Alla vigilia di un altro giro di boa del nuovo Millennio, in mezzo a tempi globalmente inquieti e pensosi, ci siamo rifugiati nel decennio più gridato, smaltato, gonfiato, infarcito di roushes e di balze, tappezzato da pelle e animalier, con spalle combat pronte a tutte le sfide, fuseaux da pantera e stiletto come spiedi per infilzare il mondo. La questione ambientale era allora una preoccupazione di là da venire, e su ogni capo o accessorio si accendeva un fuoco glitter, riscaldasse o no il pianeta. 

L’anno che salutiamo ha molto citato gli spensierati Eighties, inchiodando la moda al bello delle sue contraddizioni. Mentre nei telegiornali rimbalza la severa ragazzina che rampogna i grandi della terra, in ogni vetrina c’è un reperto a ricordarci il tempo in cui tutto sembrava fluo e non per gli acidi inquinanti dell’industria della moda: un guanto, un berretto, una borsa percorsi da una scia di piccoli dischi luminosi, e poi miniabiti, pantaloni, top e camicie, perfetti per cambiarci la pelle in quella di rettilesse urbane.


Paillettes effetto placebo? Chissà. Anche Madonna, di recente, è diventata una Madame X qualsiasi e, azzoppata, ha fermato l’omonimo tour. Infiliamoci allora nelle nostre squame colorate, senza esagerare. Anche se servono piuttosto a consolare che a colpire e affondare. Prima di Greta, dentro di noi c’era una material girl, che amava e consumava tutto quello che era fast, cibo, amori, vestiti.


Per stanotte soltanto, grazie a un pugno di stelle da metterci addosso, la liberiamo, la facciamo tornare a splendere.

@boria_a

martedì 4 dicembre 2018

MODA & MODI

L'arte
di brillare

Cos’è quell’estemporaneo sbrilluccichio nelle vetrine? Un po’ troppo presto per l’anticipo di Capodanno. Siamo abituati alla comparsa degli abiti color carta stagnola nella prima decade di dicembre, appena un po’ prima delle mutande color ciliegia. La fine del 2018 si è accesa con largo anticipo. Dai vestiti sottoveste ai pantaloni, dai cardigan ai berretti, dalle t-shirt ai cappotti non c’è capo senza una trama di lurex, un riflesso metallico, un soffio di puntini dorati, un tocco glitterato.

Le paillettes si sono insinuate pian piano, una spruzzata qua e là, senza imporsi troppo e ora ne siamo assediati. Dorate, argentate, colorate. Ma da quando hanno varcato il confine del guardaroba da sera per uscire di giorno?
 

Le stagioni intere, proprio come le mezze, non esistono più. L’abbigliamento si fa a strati, per accumulazione o sottrazione, senza paura di abbinamenti inediti in consistenze e colori. Lo stesso vale per le occasioni, anch’esse diventate fluide. Trasparenze e nero si portano a qualsiasi ora e gli involucri d’oro e argento non sono più legati all’idea della notte da avvolgere di luce per qualcosa da celebrare. Un paio di pantaloni ricoperti di paillettes va d’accordo col maglione norvegese, una tunica glitter si mette coi jeans, la dolcevita argentata col tessuto tecnico, usciamo col piumino di stagnola per fare la spesa. Il segreto sta nel quanto basta. Niente total look, per non sembrare un roches. Meglio concentrarsi su un unico capo o su un accessorio se il fisico è importante. Le paillettes colorate evitano l’effetto squama. Un maglioncino brillante accende il tweed senza sopraffarlo.

Scintillare è un’arte che richiede discrezione.