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mercoledì 31 maggio 2023

MODA & MODI

 

Il de-day del cambio armadio

 

 

Il caldo improvviso porta con sè una delle situazioni di più alto stress domestico, il famigerato cambio degli armadi. È il momento in cui l’espressione ”le mezze stagioni non esistono più” assume un significato concreto e incombente, lasciando a penzolare nel guardaroba giacche, giacchette, trench, tutta una selezione di pesi e consistenze medie che le temperature in salita rendono inutili. Tra le ante e nei cassetti scoppia il caos. Non c’è stato il tempo di disciplinare un ordinato deflusso dei capi invernali, mentre t-shirt e vestitini vengono dissepolti. In mezzo rimane quella primavera di cui esiste traccia ormai solo nell’armadio.

Tempo dunque di riordino. E anche senza applicare pedissequamente il magico potere di Marie Kondo, con il suo fortunato manuale per alleggerire il guardaroba, l’ora “de” non è più rimandabile. Non la strategia brutale del de-cluttering sostenuta dalla giapponese, ovvero sbarazzarsi senza ripensamenti di tutto quello che nell’ultimo anno non abbiamo indossato, ma una più morbida manovra di de-congestione. Il consiglio europeo proprio in questi giorni ha raggiunto un accordo per imporre ai brand del lusso il divieto di distruggere i capi invenduti (sembra incredibile, ma è una pratica comune. Secondo il Wall Street Journal, nel 2018 Burberry ha mandato in discarica qualcosa come 38 milioni di dollari di vestiti e cosmetici) per ridurre l’alto costo ambientale dei rifiuti della filiera tessile. Funziona allo stesso modo nelle piccole dimensioni, nel guardaroba personale: parola d’ordine rimettere in circolo. Anche qualcosa che abbiamo snobbato nell’ultimo anno può tornare utile, perchè il nostro modo di vestire tutti i giorni è sempre più legato a componenti psicologiche, all’età, al sentirsi a proprio agio, piuttosto che all’imposizione dei trend o alla scopiazzatura di influencer e principesse varie che colonizzano la rete.
 

Per alleggerire il de-day, cominciamo dall’atteggiamento mentale. L’idea di recupero si associa a una pratica non certo gratificante come comprarsi un capo o un accessorio nuovo. Ma capita spesso che riordinando l’armadio per il cambio di stagione ci si imbatta in acquisti anche molto recenti che avevamo completamente rimosso, magari perchè fatti all’ultimo giro di saldi e riposti nei cellophane prima ancora di metterli addosso. Sorpresa. È incredibile quante vecchie novità custodiscano i cassetti e quanto ci rallegri ritrovarle (con sottile senso di colpevolezza: ma come ho fatto non tanto ad acquistarlo, quanto a dimenticarmene...?).


Regola numero due: non seguire ciecamente gli influencer delle pulizie che sono diventati l’ultimo grido della rete. Ognuno ha una Kondo dentro di sè e un suo codice, che sia dividere i capi per colore, o per abbinamenti e stagioni. La fatica è improba, ma sistemare tutto secondo il proprio stile regala un senso di benessere e di libertà.


Passo finale, l’eliminazione di quanto non può essere riutilizzato, venduto, regalato. Sul tempo trascorso dall’ultima uscita pubblica, prevalgono usura e cambio di taglia. Il gusto non è un criterio inespugnabile: nel tempo le cose che ci piacciono e che ci vediamo bene addosso possono cambiare e perfino chi ha appeso al chiodo la gonna lunga può di nuovo cadere in tentazione, seguendo una delle tendenze di quest’estate.
Fare spazio è importante, ma conservare lo è di più. Il primo rimane, le memorie trattenute da vestiti e oggetti si perdono.

martedì 10 agosto 2021

MODA & MODI

 

Nell'armadio sorprese da archeologo

 

I saldi si avviano a chiudere con lo “sbaracco”, termine orribile che sa di magazzini svuotati e fondi ai quali dare un’ultima possibilità, prima di rassegnarsi alla loro sorte di invenduti. Non c’è da meravigliarsi se la nostra propensione allo shopping è ancora fragile. I mesi della pandemia ci hanno dato molte occasioni per esplorare gli armadi e disseppellire scheletri, tutt’altro che metaforici, dimenticati da tempo. Toh, di questa non mi ricordavo: esclamazione ricorrente nel ripescare la quarta gonna nera, la terza maglietta a righe, il multiplo della giacca passe partout, acquistate con desiderio e inghiottite dall’oblio nel rapinoso succedersi dei cosiddetti trend. 

Parola pressoché sparita dai siti specializzati, che, per sfuggire alla melassa della sostenibilità, così politically correct e poco glamour, ripiegano sulla prevedibile parata di attrici, influencer, principesse che condividono la sorpresa meravigliosa di indossare un paio di espadrillas in estate e soprattutto ci illustrano come farlo. L’autocoscienza indotta dal lockdown, anche se un po’ pelosa, ci ha aperto brutalmente gli occhi: forse non ancora sulle nostre responsabilità nella devastazione del pianeta, ma sulla nostra bulimia modaiola, quella sì.


Tempo di rispolverare Marie Kondo e il suo “magico potere”, non solo del riordino, ma del recupero intelligente e non frustrante. Intanto, bisogna comportarsi da archiviste del guardaroba. Nell’ineluttabile cambio di stagione, la priorità è selezionare quei capi flessibili, che possono fare da base per costruirci sopra diversi outfit. Sono solitamente pezzi in colori neutri, sfumature di nero, bianco, grigio, avorio, crema, blu che non invecchiano e sopportano bene il susseguirsi delle novità, vere o presunte, che siano. Di solito è la tinta blocking - arancio, verde, giallo - a caratterizzare i cappotti “di stagione”, rendendoli al tempo stesso datati appena un anno dopo, ma per rinnovare un vecchio capospalla più anonimo basta metterci sotto un golf o una giacca dal colore deciso. I cromatismi a contrasto regalano subito un effetto di freschezza e mettono alla prova la fantasia di chi li indossa. Lo stesso vale per gli accessori. Chi non ama strafare col colore ha a disposizione guanti, cappelli, berretti, anelli, braccialetti e collane per rivitalizzare l’insieme più spento.


E la moda “circolare”, di cui si parla tanto, può cominciare dal nostro armadio. L’acquisto di un capo di seconda mano è una pratica che richiede tempo e dedizione: bisogna farsi l’occhio, saper fiutare e selezionare il pezzo speciale, amare il dettaglio di sartoria o, semplicemente, in un cesto di t-shirt o in una rastrelliera di giacche usate avere l’abilità di pescare quella da fare propria. Ma nel nostro guardaroba, quanti capi vintage aspettano di essere rimessi in circolo? Tenuti magari perchè pagati cari, o per ricordo, per affezione a prescindere dal prezzo, con pochi accorgimenti trovano una nuova vita.


Nelle vetrine i primi assaggi invernali sono giacche, cappotti, piumini in una palette neutra. Come tele su cui ognuno può mettere i suoi colori, il suo passato fatto anche di tanti vestiti lasciati indietro. Lo stile è invenzione e stratificazione.

lunedì 8 aprile 2019

MODA & MODI 

Il cambio dell'armadio


Fare il cambio dell’armadio: lo diciamo ancora? Capita, ma il significato è capovolto. Fateci caso: è un’espressione che ritorna con l’arrivo della primavera, con il passaggio a una fase meteorologica e spirituale di maggiore luminosità, leggerezza, libertà di movimento. E se la pronunciamo con un sospiro preventivo di fatica, è perché ogni trasformazione porta con sè uno sforzo, un liberarsi di cose passate per abbracciarne di nuove.

Una volta l’operazione implicava una strategia complessa: trasferimenti, lavanderia, riparazioni, incellophanatura, antitarme, stivaggio. Ma capricci e progressi della moda hanno da tempo relegato il fatidico capovolgimento dell’armadio al lessico del secolo passato. Oggi i capi si sovrappongono senza badare alla consistenza e pesantezza dei tessuti, attraversano le stagioni, le accavallano, e i passaggi avvengono per sottrazioni progressive, anche grazie a materiali sempre più tecnici. Se parliamo di cambio è solo per marcare l’ingresso in una nuova fase, per rassicurarci su una volontà e un’energia che non hanno niente a che fare con scarpe e vestiti.


Marie Kondo, con il codice del riordino, ci ha insegnato che sistemare l’armadio ed eliminare il superfluo, è soprattutto far chiarezza dentro di sè. Possiamo allora far coincidere vecchie e nuove intenzioni. Riporre con affetto e cura i capi che ci accompagneranno di nuovo tra qualche mese, liberarci di quelli che da tempo non indossiamo o che neppure ci ricordavamo di avere (salutandoli con affetto, come compagni di una parte di percorso) e tendere all’obiettivo più alto: sistemare il guardaroba in modo da poter abbracciare a colpo d’occhio tutto quello che possiamo assemblare. Più che mai, less is more: meno stress, più stile.

@boria_a