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martedì 17 luglio 2012

E' ITS TEN A TRIESTE
All'americano Shaun Samson l'edizione del decennale del fashion contest


TRIESTE Gli uomini felpati dell’americano Shaun Samson  hanno vinto il premio più importante, “Fashion collection of the year”, a ITS Ten, l’edizione del decennale. Il “Diesel Award” a un’altra collezione maschile, quella dell’israeliano Niran Avisar, ispirata a Schiele e all’estetica di inizio secolo.


 La collezione maschile dell'americano Shaun Samson (foto Andrea Lasorte per Il Piccolo)

È stata l’edizione degli uomini e del loro corpo, territorio, per la moda, in parte ancora inesplorato. Sette collezioni su dieci finaliste, più la esagerata processione di eroi ispirati a Gundam del giapponese Takashi Nishiyama, trionfatore dell’anno scorso, si esercitano a sperimentare, rivoluzionare, scomporre e ricomporre, nel guardaroba di lui. Uomini cavalieri, bozzoli, dandy, che non si vergognano di apparire morbidi o stropicciati infilandosi in pantaloni e trench pennellati sulla figura, ironici al punto da permettersi giganteschi involucri di lana sotto cui è difficile stanarli. «L’attenzione per la moda maschile sta coinvolgendo tutte le scuole del mondo - dice Hilary Alexander, giornalista del “Daily Telegraph” e componente della giuria - probabilmente perchè quella femminile è ormai troppo affollata. Diciamo che a Trieste ho visto cose un po’ estreme e che difficilmente uscirei con un maschio vestito così. Ma la qualità e il contenuto creativo sono molto alti». E Maria Luisa Frisa, direttrice del corso di fashion design dell’Iuav di Venezia: «Succede che l’uomo è sempre più moda e che la moda maschile registra la maggiore innovazione, forse perchè è sempre stata più trascurata. Marchionne che porta il maglione significa che il maschio non si limita più al vestito formale, del sarto, ma sa indossare capi che recepiscono maggiormente i cambiamenti della moda e non solo».
Quando sfila lui, lo spettacolo non ci guadagna, ma l’attenzione si sposta sui particolari. Discorso che non vale per Kevin Kramp, i cui uomini si perdono sotto gigantesche affastellature di lane colorate, bozzoli costruiti intrecciando interminabili sciarpe, maglioni extralarge da cui si allargano pantaloni altrettanto comodi. Una sorta di divisa, spiega il biondo designer americano - che si è guadagnato il “Modateca Award” non a caso messo in palio dalla signora della maglieria Deanna Ferretti - di una tribù maschile dove prevalgono lealtà, cameratismo e senso dell’onore, e il calore è assicurato dalle lane più che dalle donne.
 La lana protagonista della collezione di Kevin Kramp (f. Lasorte)

Uomini tutti da cogliere nei dettagli sono piuttosto quelli del vincitore Shaun, che sperimenta un incredibile tessuto “fusion” per pantaloni e lunghe casacche, dove il tartan o il plaid delle camicie da lavoro sfumano nella maglieria senza l’ombra di cuciture, regalando un partner confortevole e avvolgente, ma anche lui, ahimè, più a suo agio in un “clan” di genere che con una compagna. Per Niran il gentiluomo contemporaneo si rifugia in colori estenuati, fragili come lui, sostituendo le spigolosità delle divise militari con i giochi raffinati di camoscio e lana.
Lana, tanta. Autentico bene-rifugio per i finalisti di questa edizione di ITS, più che mai misurata anche in passerella, in sintonia con un clima generale che si è lasciato alle spalle tutta la moda da bere, colori e consistenze compresi. «La maglieria ha registrato un successo incredibile e ha mostrato la grande capacità tecnica di questi giovani designer - commenta ancora Frisa - proprio come la moda maschile. Da entrambi ci vengono nuovi input».
Tra maschi consapevoli e autosufficienti, le donne che fine hanno fatto? Residuali per numero di proposte in passerella, vincenti nella “costruzione” dei materiali. L’olandese Jantine Van Peski cala le sue creature in architetture aeree, ricavate arrotolando certosinamente il tessuto in tubicini: niente disegni e cartamodelli, la gabbia nasce direttamente sulla figura, la imprigiona senza costringerla, come se avesse, e si muovesse, di vita propria. Energiche e vitaminiche quelle dell’ingleseRuth Green, premiata per i suoi tubini arancioni che richiamano le linee pulite del Bauhaus e nascono da un mix di maglia e viscosa, da portare, altro accostamento estremo, con pantaloni impalpabili di chiffon. Sperimentale anche il tessuto “affumicato” (a prova di olfatto) della canadese Tabitha Osler, tecnica utilizzata per imprimere una sorta di stampa a ragnatela sul fondo color cipria. Peccato che lo sforzo tecnico sia servito per vestire improbabili maghelle uscite da una sorta di Fantabosco, con tanto di ramazze e calzature ricoperte di paglia (idea apprezzata, peraltro, da Hilary Alexander, che giura di avere il coraggio di metterselo un “outfit” del genere...). Dimenticabile, infine, la proposta della svedese Amelie Marciasini, pellicce verde acido dai top alle scarpe: il tutto per signore sull’orlo di una crisi di gusto, a forte rischio drag queen.


Le "maghelle" di Tabitha Osler (f. Lasorte)

Decima edizione del concorso in archivio, dunque, presentata come sempre dall’adrenalinica Victoria Cabello.


 La donna della svedese Amelie Marciasini (f. Lasorte)

Un anniversario che i budget inesorabilmente ridotti hanno privato dei contenuti celebrativi, privilegiando la rimpatriata di quella che gli organizzatori chiamano la “famiglia ITS”, una rete ormai consolidata di ex concorrenti in carriera, insegnanti, giornalisti, buyer, cacciatori di talenti. Questo il parterre della serata conclusiva all’ex Pescheria, alla quale ha preso parte il “vecchio” supporter Roberto Cosolini, per la prima volta in veste di sindaco e fresco fresco del primo sigillo d’oro, assegnato proprio al finanziatore principale di ITS, Renzo Rosso. Tribù internazionale di “alieni”, li ha definiti il giornalista Angelo Flaccavento, che per la città che li ospita, negli anni sono rimasti tali, anche in quest’edizione in cui avrebbe dovuto compiersi l’aggancio tra territorio e manifestazione. I tagli nei fondi hanno rinviato a tempi migliori mostre e iniziative promozionali, così i “pacifici invasori” di ITS ancora una volta sono stati per Trieste i conoscenti delle vacanze, se non perfetti sconosciuti. «Speriamo che gli amministratori capiscano che il concorso è importante per l’economia e il turismo. Il gesto del sindaco fa sperare bene...», azzarda Hilary Alexander.

Altrove, ITS perderebbe parte del suo fascino, Trieste una ribalta, un’occasione di guadagno. Ma dieci anni sono tanti per non capire che c’è il rischio della nicchia. Come l’invenzione del vincitore di ITS Nine, ultima uscita in passerella di Takashi, il tenero stilista prigioniero nelle sue visioni e nel suo inespugnabile giapponese: un aereo-vestito lungo venti metri, che cinque modelli muovono in contemporanea. Che alieno, pure lui.
twitter@boria_a

domenica 18 luglio 2010

E' ITS NINE A TRIESTE
Il giapponese Takashi Nishiyama e il suo cacciatore di mostri vincono la nona edizione del fashion contest


TRIESTE L'ultima uscita sulla passerella di ITS Nine ci riconcilia con la moda e con i suoi capricci, anche se non vince nulla. Sfila la collezione femminile di Sideral(Es), gruppo di creativi nato proprio per partecipare al concorso triestino con un progetto originale, che parla in parte italiano, una vera rarità tra i nuovi talenti, e in parte anche friulano, merito dei gioielli del lignanese Francesco Sbaiz, in arte "Dna 79".


Sideral(Es)
Le donne vestite da questi giovani designer vivono in simbiosi con gli abiti, il loro corpo è accarezzato, valorizzato e non maltrattato, dalle tecniche più innovative nella lavorazione dei materiali.

La colonna sonora si addolcisce e le indossatrici scivolano sulla pista con il numero del modello in mano, come nei defilé silenziosi e sacrali degli atelier "vintage". Indossano abiti di pelle stampata, trattata nei solarium per modificarne il pigmento e poi aerografata, tailleur con crine di cavallo decolorato e piume "pettinate" con l'arricciacapelli del parrucchiere, camicie di chiffon che si arrotolano in plissè di fiori sul petto, completi di paillettes color stagnola come star d'altri tempi.
Li hanno pensati, disegnati e cuciti la brasiliana Roberta Weiand con gli italianiLinda Calugi Fabrizio Talia, finalista della prima edizione. Poi hanno convocato il cappellaio matto inglese Justin Smith, pluripremiato a ITS Six, che li ha arricchiti con costruzioni spericolate e leggerissime, una sfida alla forza di gravità da portare in testa, e il designer Francesco Sbaiz, ideatore di monili che attraversano complesse fasi di lavorazione prima di diventare ornamenti primordiali, tracce di forme impresse nel rame e nell'argento e trattenute da stoffa e neoprene. «Abbiamo voluto dar vita a una vera e propria "factory" creativa - spiegano Linda e Roberta - ma speriamo di poter continuare insieme anche dopo ITS». E, in previsione della sfilata di ieri sera hanno tappezzato la città del numero "22", il loro simbolo, applicato un po' ovunque sui lampioni in glitter che si scioglie con l'acqua. Promozione originale e messaggio involontario: i giovani del concorso hanno voglia di uscire dal recinto artificiale dell'evento di moda, farsi conoscere al di fuori dei suoi addetti ai lavori, incontrare la città che li ospita ogni anno, prima perplessa ora incuriosita.



Ieri sera i "viaggiatori" di  ITS Nine, i finalisti della sezione moda, hanno proposto a pubblico e giuria il frutto delle loro esplorazioni, dedicate soprattutto al maschio, il cui guardaroba è evidentemente un territorio ancora in parte inesplorato per la creatività giovane. Otto delle dodici collezioni scese in passerella nell'ex Pescheria, ai ritmi indie e rock miscelati dagli Electrosacher, sono state dedicate a "lui", se così si può chiamare l'uomo che dovremmo rintracciare, e a cercarlo ci si deve mettere una certa dedizione, sotto questi involucri.

Un transgender, perlomeno, a giudicare dalle tunichette bianche con gilet di pelliccia, in cui lo infila il belga Niels Peeraer, che non a caso ha dovuto arruolare per la sua sfilata indossatori "speciali", quasi degli efebi, e un pre-adolescente autoctono, col petto striminzito e la vita di sessanta centimetri. Esseri - cui è andato uno dei premi minori - che il loro ideatore chiama "geishe", dotandoli anche di sandali col tacco, ci fosse mai qualche dubbio sulla loro bidimensionalità.
Aggiungi didascaliaGli efebi firmati Nils Peeraer

O un maschio disorientato nei colori e confuso tra le stagioni, che abbina bermuda leopardati a un montone fuxia, per una collezione intitolata dalla danese Astrid Andersen, con involontaria lungimiranza visto la calura, "Death in the afternoon". Un maschio che riscopre il colore, in una vitaminica tuta-smoking da sera arancione firmata dal sudcoreano Juho Song, uno dei designer meno arrabbiati col suo sesso, ma che preferisce comunque rintanarsi in una sorta di guscio da pulcino, com'è il soprabito inventato dal tedesco Michael Kampe. E rendersi respingente ai propri simili indossando, dello stesso stilista che ha vinto il prestigioso "Diesel Award" di 25 mila euro, una giacca con lunghi aculei di metallo sulle spalle, una sorta di installazione di antenne che ha richiesto una preparazione anticipata di un'ora rispetto all'uscita del modello in passerella.
 La collezione di Michael Kampe
È piaciuto così tanto ai giurati il "cacciatore di mostri" inventato dal giapponeseTakashi Nishiyama che gli hanno attribuito il "Fashion collection of the year", primo premio da quindicimila euro e ritorno assicurato a Trieste il prossimo anno.
Takashi Nishiyama, Fashion collection of the Year ITS Nine
Il giovane designer dice di essere stato colpito da un impiegato che giocava con questo videogioco, famosissimo nel suo paese, aspettando il treno dei pendolari e di aver pensato uno stile per il lavoratore contemporaneo del Sol Levante. Lavoratore con futuro incerto anche a quelle lontane latitudini, visto che Takashi gli fornisce un cappotto con strascico che può diventare una tenda canadese o un piumone gigante, paradiso dell'homeless, sotto cui si può anche svernare, difendendosi dal freddo e dagli importuni col gigantesco cappuccio a forma di rostro.
Takashi Nishiyama, Fashion collection of the Year ITS Nine

Commenta Elisa Palomino, braccio destro della stilista Diane von Fürstenberg a New York e componente della giuria: «C'è stata una grandissima evoluzione nelle creazioni per l'uomo, che forse hanno "rubato" un po' a quelle femminili il ruolo principale. La scelta è stata difficile perché non mancano i progetti interessanti. Per quanto riguarda gli accessori, quest'anno sono davvero impressionata, anche grazie all'arrivo in forze dei designer del Royal College di Londra. Mi piace che ci sia uno spettro completo di creazioni; bijoux, scarpe, cappelli, borse...».
Silfidi e mostri non scompongono il sindaco Dipiazza, seduto in prima fila e ormai un habitué di  ITS, che negli ultimi mesi si è dato davvero da fare per aiutare Barbara Franchin & Co. a convincere Regione e Fondazione CrT a contribuire al salvataggio del concorso, seppure ridimensionato negli ospiti e negli allestimenti. Tra il divertito e l'attonito il parterre politico, il vice sindaco Lippi, il modaiolo Rovis e il sempre ingiacchettato Greco, il consigliere regionale Bucci e il segretario del Pd Cosolini, che avranno qualche problema, se mai lo volessero, a trovare spunti e idee per rinfrescare l'armadio della campagna elettorale del prossimo anno. Certo molti di più che Renzo Rosso, il re del denim, perfettamente a suo agio tra i sogni e gli incubi di questi studenti, molti dei quali, scoperti a Trieste, lavorano oggi nel quartier generale della Diesel a Molvena, a intercettare gusti e interessi delle nuove generazioni del pianeta. Tra gli ospiti, la stilista Alessandra Facchinetti, già ai vertici di Gucci e poi, per una stagione succeduta a Valentino nella linea donna, ieri per la prima volta a Trieste tra gli "osservatori" a caccia di talenti.
Questa nona edizione di ITS ci lascerà dunque in eredità solo uomini da scenario post-atomico, al di fuori di qualsiasi tentazione, o gli "elephant men" di Takashi? A riscattare le sorti del "genere", prima del gran finale affidato come sempre alla grinta di Victoria Cabello, con i premi e la passerella invasa da tutti i vincitori, arriva l'impeccabile collezione del vincitore dell'anno scorso, Mason Jung, altro sudcoreano, che si è inventato maschi finalmente in camicia, bianca e sartoriale, sotto lunghe giacche e pantaloni smilzi: una raffinata normalità fatta di impercettibili dettagli come il microsparato, uomini finalmente guardabili e abbordabili, in carne ed ossa e senza una tenda come strascico da sposa.

Mason Jung e la sua sartoriale collezione uomo

Quando ancora la voce di Elisa da piazza Unità invade le Rive, l'astronave dei "fantastic voyagers" decolla da Trieste. Riatterrerà il prossimo anno? Al termine della sfilata Barbara Franchin ha chiamato in pista i principali supporter di ITS, Renzo Rosso con il sindaco Dipiazza e i rappresentanti delle istituzioni che hanno finanziato l'evento. Un video presenta il progetto del decennale, "un evento per la città", con mostre di stilisti e fotografi, retrospettive, laboratori sulla moda e il design, coinvolgimento di università e scuole, gallerie e negozi. Un sogno da un milione e mezzo di euro. Nell'anno delle elezioni, delle promesse, dei tanti da accontentare, meglio che gli esploratori, potrebbe essere questo il tema per il 2011, lascino il posto ai guerrieri.

@boria_a