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sabato 11 luglio 2015

E' ITS 2015 A TRIESTE
 
Alla tedesca Paula Knorr la quattordicesima edizione del fashion contest




La collezione di Paula Knorr, vincitrice di ITS 2015, fotografata a Trieste da Andrea Lasorte per Il Piccolo

TRIESTE  Il futuro da ieri notte è nelle mani della tedesca Paula Knorr, che ha vinto il premio più importante, ITS Fashion Award (10mila euro) alla quattordicesima edizione del concorso per giovani talenti del design, l’ultima all’ex Pescheria, prima del trasloco annunciato dal sindaco Cosolini nel Portovecchio riconquistato alla città. Un progetto, quello della ventiseienne Paula, che aveva convinto subito la direttrice di ITS, Barbara Franchin, già in fase di elaborazione, quando il portfolio era arrivato a Trieste. In fondo, l’ha detto anche Odile Cullen, curatrice del Victoria & Albert Museum di Londra e componente della giuria: a volte la storia, l’idea che c’è dietro gli abiti, è l’elemento più importante per la vittoria.

 
Quella di Paula va alla ricerca dei pensieri, dei sentimenti, della natura più segreta della donna. Parte da alcuni video, da immagini, per arrivare al tessuto, alla fisicità. La sua è una collezione tutta giocata sul contrasto tra la nudità, simulata da una guaina di lycra color carne, e il movimento creato da scampoli di tessuto lucido - rossi, viola, argento, prugna - che si avvolgono intorno al corpo in abiti, top e pantaloni fluidi, come se un turbine di vento li spingesse a incollarsi alle forme, valorizzandone la natura più riposta.

 
Vince, meritatamente, l’Otb Award (5 mila euro e uno stage nella holding di Renzo Rosso) e il Mediateca Deanna Award (altri 3mila euro) la giapponese Yuko Koike, con una collezione donna caleidoscopica, dove tradizione artigianale e avanguardia si traducono in gonne, top, maglioni, vestiti, soprabiti totalmente lavorati all’uncinetto e con inserti di plastica. La giovane Yuko si ispira ai colori dei giardini nipponici, li rende esplosivi, li addiziona, fino a farli diventare una palette da pop art. In questo progetto la tecnica lascia sbalorditi, ma non prende il sopravvento sull’armonia dell’insieme, sulla poesia con cui viene sottolineato il corpo femminile: una collezione di donne dalle tinte forti, in bilico con ironia tra passato e futuro.



La collezione di Yuko Koike, vincitrice dell'Otb Award a ITS 2015
 


L’Eyes on Talents Award (3mila euro e una promozione sulla piattaforma dedicata ai giovani creativi) se l’è aggiudicato Jenifer Thevenaz-Burdet, con una collezione sportiva maschile pulita ed essenziale, già perfetta per il mercato. Il futuro? Comincia da un contenitore, secondo la giovane svizzera, che spedisce i suoi “X-treme conquistadors” nei luoghi impervi del mondo. Maschi pronti a raggiungere campi base tra le vette, a esplorare, scalare, guadare, dormire all’adiaccio accessoriati con zaini e sacchi a pelo che si trasformano in giubbotti protettivi, a prova di vento, freddo e pioggia, realizzati con materiali iper-tecnologici. Uomini esploratori, bianchi e neri, dal piglio avveniristico e l’attenzione al dettaglio: vestono bermuda dal taglio perfetto sopra leggings finalmente non indecenti, guanti e galosce con zip dalle tinte a contrasto, pronti a sfidare la natura senza smarrire una sorta di grazia estrema.
 
Il Vogue Talents Award proietterà la finlandese Elina Määttänen sul sito e sull’edizione di settembre del magazine di moda. La sua è una collezione femminile che nasce da un complicato incrocio tra l’estetica giapponese, riconoscibile nei tagli trasversali a kimono dei suoi capispalla e nell’utilizzo della tintura shibori, e la struttura di una tuta aeronautica russa, che alla designer serve per darsi dei limiti, un perimetro entro il quale sperimentare. Il risultato non è facilmente comprensibile allo spettatore, almeno al primo impatto: una tribù di femmine Jeti, con doposci pelosi alle estremità, calate in tute e vestaglie che sono un campionario dell’ottima capacità manuale dell’autrice, meno del suo equilibrio tra sperimentazione, gusto e vendibilità.

 
Incomprensibilmente a bocca asciutta, forse perchè già pluriosannato in patria (e la missione di ITS è fiutare il nuovo piuttosto che confermare il già noto...), l’inglese Richard Quinn, venticinquenne, fisico e ispirazione che ricordano quelli di un giovane Alexander McQueen. La sua collezione di haute couture, “cracked couture”, come la definisce lui stesso, si diverte a fare a pezzi due modelli distinti, a strapparli a metà e a ricomporli in un abito nuovo. Tessuti dipinti personalmente a mano danno a questi abiti da sera una corposità solenne ed aerea al tempo stesso: un’esplosione di fiori dai colori intensi e le pennellate decise, gialli, rosa, bluette, verdi, percorrono abiti lungi, al ginocchio, mantelli, uno più desiderabile dell’altro, da cui esce un corpo femminile anni Cinquanta riportato ai giorni nostri con delicatezza, esaltato con intelligenza.

 
Poesia e tecnologia, manualità e contaminazione tra culture, hanno siglato quest’edizione di ITS e dato forma a quel “futuro” che era il tema proposto ai giovani designer. Nella Pescheria riconvertita per una notte in “astronave” verso nuovi mondi, Victoria Cabello si è riappropriata del microfono (ceduto nel 2014 ad Anita Kravos per gli impegni di X Factor) e ha come sempre condotto con adrenalina la serata, giostrandosi tra sponsor e autorità, ringraziamenti e passerelle. Poi, l’ultima notte di ITS nel Salone degli Incanti, è stata solo per i talenti, vincitori e (mai) sconfitti, e per i loro sogni. Che tutti, sulla passerella di Trieste, hanno costruito un primo tassello del futuro.

twitter@boria_a

domenica 18 luglio 2010

E' ITS NINE A TRIESTE
Il giapponese Takashi Nishiyama e il suo cacciatore di mostri vincono la nona edizione del fashion contest


TRIESTE L'ultima uscita sulla passerella di ITS Nine ci riconcilia con la moda e con i suoi capricci, anche se non vince nulla. Sfila la collezione femminile di Sideral(Es), gruppo di creativi nato proprio per partecipare al concorso triestino con un progetto originale, che parla in parte italiano, una vera rarità tra i nuovi talenti, e in parte anche friulano, merito dei gioielli del lignanese Francesco Sbaiz, in arte "Dna 79".


Sideral(Es)
Le donne vestite da questi giovani designer vivono in simbiosi con gli abiti, il loro corpo è accarezzato, valorizzato e non maltrattato, dalle tecniche più innovative nella lavorazione dei materiali.

La colonna sonora si addolcisce e le indossatrici scivolano sulla pista con il numero del modello in mano, come nei defilé silenziosi e sacrali degli atelier "vintage". Indossano abiti di pelle stampata, trattata nei solarium per modificarne il pigmento e poi aerografata, tailleur con crine di cavallo decolorato e piume "pettinate" con l'arricciacapelli del parrucchiere, camicie di chiffon che si arrotolano in plissè di fiori sul petto, completi di paillettes color stagnola come star d'altri tempi.
Li hanno pensati, disegnati e cuciti la brasiliana Roberta Weiand con gli italianiLinda Calugi e Fabrizio Talia, finalista della prima edizione. Poi hanno convocato il cappellaio matto inglese Justin Smith, pluripremiato a ITS Six, che li ha arricchiti con costruzioni spericolate e leggerissime, una sfida alla forza di gravità da portare in testa, e il designer Francesco Sbaiz, ideatore di monili che attraversano complesse fasi di lavorazione prima di diventare ornamenti primordiali, tracce di forme impresse nel rame e nell'argento e trattenute da stoffa e neoprene. «Abbiamo voluto dar vita a una vera e propria "factory" creativa - spiegano Linda e Roberta - ma speriamo di poter continuare insieme anche dopo ITS». E, in previsione della sfilata di ieri sera hanno tappezzato la città del numero "22", il loro simbolo, applicato un po' ovunque sui lampioni in glitter che si scioglie con l'acqua. Promozione originale e messaggio involontario: i giovani del concorso hanno voglia di uscire dal recinto artificiale dell'evento di moda, farsi conoscere al di fuori dei suoi addetti ai lavori, incontrare la città che li ospita ogni anno, prima perplessa ora incuriosita.



Ieri sera i "viaggiatori" di  ITS Nine, i finalisti della sezione moda, hanno proposto a pubblico e giuria il frutto delle loro esplorazioni, dedicate soprattutto al maschio, il cui guardaroba è evidentemente un territorio ancora in parte inesplorato per la creatività giovane. Otto delle dodici collezioni scese in passerella nell'ex Pescheria, ai ritmi indie e rock miscelati dagli Electrosacher, sono state dedicate a "lui", se così si può chiamare l'uomo che dovremmo rintracciare, e a cercarlo ci si deve mettere una certa dedizione, sotto questi involucri.

Un transgender, perlomeno, a giudicare dalle tunichette bianche con gilet di pelliccia, in cui lo infila il belga Niels Peeraer, che non a caso ha dovuto arruolare per la sua sfilata indossatori "speciali", quasi degli efebi, e un pre-adolescente autoctono, col petto striminzito e la vita di sessanta centimetri. Esseri - cui è andato uno dei premi minori - che il loro ideatore chiama "geishe", dotandoli anche di sandali col tacco, ci fosse mai qualche dubbio sulla loro bidimensionalità.
Aggiungi didascaliaGli efebi firmati Nils Peeraer

O un maschio disorientato nei colori e confuso tra le stagioni, che abbina bermuda leopardati a un montone fuxia, per una collezione intitolata dalla danese Astrid Andersen, con involontaria lungimiranza visto la calura, "Death in the afternoon". Un maschio che riscopre il colore, in una vitaminica tuta-smoking da sera arancione firmata dal sudcoreano Juho Song, uno dei designer meno arrabbiati col suo sesso, ma che preferisce comunque rintanarsi in una sorta di guscio da pulcino, com'è il soprabito inventato dal tedesco Michael Kampe. E rendersi respingente ai propri simili indossando, dello stesso stilista che ha vinto il prestigioso "Diesel Award" di 25 mila euro, una giacca con lunghi aculei di metallo sulle spalle, una sorta di installazione di antenne che ha richiesto una preparazione anticipata di un'ora rispetto all'uscita del modello in passerella.
 La collezione di Michael Kampe
È piaciuto così tanto ai giurati il "cacciatore di mostri" inventato dal giapponeseTakashi Nishiyama che gli hanno attribuito il "Fashion collection of the year", primo premio da quindicimila euro e ritorno assicurato a Trieste il prossimo anno.
Takashi Nishiyama, Fashion collection of the Year ITS Nine
Il giovane designer dice di essere stato colpito da un impiegato che giocava con questo videogioco, famosissimo nel suo paese, aspettando il treno dei pendolari e di aver pensato uno stile per il lavoratore contemporaneo del Sol Levante. Lavoratore con futuro incerto anche a quelle lontane latitudini, visto che Takashi gli fornisce un cappotto con strascico che può diventare una tenda canadese o un piumone gigante, paradiso dell'homeless, sotto cui si può anche svernare, difendendosi dal freddo e dagli importuni col gigantesco cappuccio a forma di rostro.
Takashi Nishiyama, Fashion collection of the Year ITS Nine

Commenta Elisa Palomino, braccio destro della stilista Diane von Fürstenberg a New York e componente della giuria: «C'è stata una grandissima evoluzione nelle creazioni per l'uomo, che forse hanno "rubato" un po' a quelle femminili il ruolo principale. La scelta è stata difficile perché non mancano i progetti interessanti. Per quanto riguarda gli accessori, quest'anno sono davvero impressionata, anche grazie all'arrivo in forze dei designer del Royal College di Londra. Mi piace che ci sia uno spettro completo di creazioni; bijoux, scarpe, cappelli, borse...».
Silfidi e mostri non scompongono il sindaco Dipiazza, seduto in prima fila e ormai un habitué di  ITS, che negli ultimi mesi si è dato davvero da fare per aiutare Barbara Franchin & Co. a convincere Regione e Fondazione CrT a contribuire al salvataggio del concorso, seppure ridimensionato negli ospiti e negli allestimenti. Tra il divertito e l'attonito il parterre politico, il vice sindaco Lippi, il modaiolo Rovis e il sempre ingiacchettato Greco, il consigliere regionale Bucci e il segretario del Pd Cosolini, che avranno qualche problema, se mai lo volessero, a trovare spunti e idee per rinfrescare l'armadio della campagna elettorale del prossimo anno. Certo molti di più che Renzo Rosso, il re del denim, perfettamente a suo agio tra i sogni e gli incubi di questi studenti, molti dei quali, scoperti a Trieste, lavorano oggi nel quartier generale della Diesel a Molvena, a intercettare gusti e interessi delle nuove generazioni del pianeta. Tra gli ospiti, la stilista Alessandra Facchinetti, già ai vertici di Gucci e poi, per una stagione succeduta a Valentino nella linea donna, ieri per la prima volta a Trieste tra gli "osservatori" a caccia di talenti.
Questa nona edizione di ITS ci lascerà dunque in eredità solo uomini da scenario post-atomico, al di fuori di qualsiasi tentazione, o gli "elephant men" di Takashi? A riscattare le sorti del "genere", prima del gran finale affidato come sempre alla grinta di Victoria Cabello, con i premi e la passerella invasa da tutti i vincitori, arriva l'impeccabile collezione del vincitore dell'anno scorso, Mason Jung, altro sudcoreano, che si è inventato maschi finalmente in camicia, bianca e sartoriale, sotto lunghe giacche e pantaloni smilzi: una raffinata normalità fatta di impercettibili dettagli come il microsparato, uomini finalmente guardabili e abbordabili, in carne ed ossa e senza una tenda come strascico da sposa.

Mason Jung e la sua sartoriale collezione uomo

Quando ancora la voce di Elisa da piazza Unità invade le Rive, l'astronave dei "fantastic voyagers" decolla da Trieste. Riatterrerà il prossimo anno? Al termine della sfilata Barbara Franchin ha chiamato in pista i principali supporter di ITS, Renzo Rosso con il sindaco Dipiazza e i rappresentanti delle istituzioni che hanno finanziato l'evento. Un video presenta il progetto del decennale, "un evento per la città", con mostre di stilisti e fotografi, retrospettive, laboratori sulla moda e il design, coinvolgimento di università e scuole, gallerie e negozi. Un sogno da un milione e mezzo di euro. Nell'anno delle elezioni, delle promesse, dei tanti da accontentare, meglio che gli esploratori, potrebbe essere questo il tema per il 2011, lascino il posto ai guerrieri.

@boria_a

sabato 11 luglio 2009

E' ITS EIGHT A TRIESTE
Al sudcoreano Mason Jung l'ottava edizione del fashion contest 



The greatest show of all firmato dalla scenografa Belinda Devito per ITS Eight

TRIESTE Signore delicate come porcellana. Vestono gonne che sono tazzine rovesciate, pelle candida bordata dai decori di Sèvres in oro, azzurro, "bleu du roi", quel filo di rosa confetto che prese il nome da Madame Pompadour. Sono eleganti e intoccabili come servizi da custodire nella cristalleria le donne immaginate da Karisia Paponi, prima giovane stilista italiana ad aprire una sfilata di ITS, la numero otto, quella che sarà anche l'ultima del concorso di moda a Trieste. Sulla pista circolare dell'ex Pescheria, scivolando altere sul fondo sabbioso, le modelle sono sigillate in abiti ispirati alle decorazioni della ceramica, e che come la ceramica sembrano sul punto di andare in frantumi, abbigliate per un tè pazzoide alla "Alice nel paese delle meraviglie".


Un modello di Karisia Paponi (foto Massimo Silvano per Il Piccolo)

Non poteva esserci uscita più azzeccata per dare avvio a "The greatest show of all", il grande circo di inizio secolo che è il filo conduttore di questa edizione di ITS. Ancora una volta, incalzata dalla presentatrice habituée Victoria Cabello, l'ex  escheria ha pulsato e rimbombato al ritmo delle capitali della moda, Milano, Londra, New York, col primato di concedere una passerella autentica, bizze e narcisismi compresi, a stilisti emergenti, a sbarbatelli talentuosi ancora sui banchi di scuola. Molti, ieri notte, sono usciti dal loro, "personalissimo", Salone degli Incanti, con lo stage da una griffe importante, da Diesel a Gucci, l'anticamera della professione, o "scoperti" dalle cacciatrici di teste del lusso, in sala e nella giuria. È accaduto anche a David Steinhorst, il vincitore dell'anno scorso, oggi al lavoro nello studio di Antonio Berardi, che è ritornato a Trieste un anno dopo con una collezione maestosa di abiti polvere, cipria, ostrica, una riedizione, ancora più raffinata e sartoriale, delle sue farfalle da cocktail, tutte pieghe, tagli, incroci, impalpabilità e sideralità.
E meno male che c'erano le donne di Karisia, di David, quelle lunghissime e nere, un po' infernali, di un'altra italiana, Erika Comin (un primato "nazionale" quest'anno, tutto al femminile), o dell'israeliana Maria Lavigina, imbozzolate in piume e vernice, a riconciliarci con la coerenza, la personalità, l'assertività di uno stile.


Perchè ITS Eight, l'anno degli uomini, ben sette collezioni per lui in pista, mai così tante, e un surplus di scolpitissimi indossatori fatti arrivare da Milano per la bisogna, ha perso i suoi maschi un po' per strada. Persino il tycoon del denim, Renzo Rosso, seduto come sempre in prima fila, è parso sollevare un sopracciglio di perplessità davanti a questi buffi figuri sepolti da ponchi di lana, infilati in mutande dalle proporzioni schizofreniche, umiliati in completini trasparenti da trasferire su due piedi in fondo alle Rive, al sexy shop poco distante. Maschi imprecisi o impresentabili, grigi come le sfumature predominanti nelle collezioni, o talmente alla ricerca di identità da mescolare a casaccio quadri, bavaglini, ghette, berrettucci, costretti alla fine a a coprirsi la faccia con le calze.

Renzo Rosso e Victoria Cabello all'ex Pescheria di Trieste (foto Andrea Lasorte per Il Piccolo)
A salvare lui dal ridicolo ci ha pensato la tedesca Josefine Jarzombek, che finalmente ci restituisce un uomo sensuale, con pantaloni a sigaretta impreziositi da dettagli, o ampi e chiusi di lato, in modo da formare una piega che fluttua sulla gamba, un uomo che non si sente messo in pericolo dal bijoux grande, geometrico, appeso al collo del maglione o al trench. E un maschio da applauso è anche quello disegnato dal sud-coreano Mason Jung, non a caso il vincitore assoluto di quest'anno, che reinventa l'eredità delle forme classiche (lui la definisce un "fardello", e intitola così la sua collezione) fino al punto da nascondere in un abito innocuo un sacco a pelo, e viceversa.
La collezione maschile di Mason Jung
ITS Eight, la breve stagione della moda triestina va in archivio e si rifugia sul web, colpa della crisi economica e della poca attenzione delle istituzioni locali? A sfilata finita, dopo l'assalto alla pista dei ragazzi di tutte le edizioni del concorso, alcuni già sul mercato con le loro etichette, Renzo Rosso, principale finanziatore, si accalora: «Sono qui di nuovo a Trieste per l'ottavo anno di fila per dimostrare ulteriormente quanto credo in questo progetto e nella grande opportunità che questa manifestazione dà a giovani di tutte le parti del mondo. Trovo incredibile che la città, la provincia e la regione non abbiano capito appieno non solo il valore incondizionato di ITS, ma anche gli enormi risvolti d'immagine che porta a questi luoghi, i personaggi di altissimo livello che visitano Trieste e ne parlano, stilisti, giornalisti, giovani creativi. Siamo rammaricati - insiste - che non ci venga dato il minimo supporto, pensando a tutto l'impegno e risorse con cui tutti noi riusciamo a portare qui
giornalisti importanti di tutto il mondo, che a loro volta porteranno questa città alla ribalta a livello internazionale.... Trieste storicamente era la porta di transito tra diverse culture e culla di creatività innovativa. Sarebbe bellissimo vederla ritrovare con orgoglio questo ruolo grazie a un progetto come ITS, che già ha nelle sue mani». 
A "salutare" il circo della moda c'erano il sindaco Dipiazza con vari assessori della sua giunta, qualche consigliere regionale, rappresentanti della Fondazione CrT. Pianeti, secondo uno slogan politico che da queste parti ha avuto una certa fortuna, "allineati", capaci di reciproche influenze e condizionamenti. Troveranno fondi o si spenderanno per restituire quelli tagliati, impediranno che ITS, i suoi colori, la sua passione, la sua gioventù, il suo business, diventino solo un'avventura virtuale?

@boria_a

venerdì 13 luglio 2007

E' ITS Six A TRIESTE
Al tailandese Ek Thongprasert la sesta edizione del fashion contest

TRIESTE ITS Six è stato vinto dal tailandese Ek Thongprasert, che si è aggiudicato 20mila euro per la Fashion Collection of the Year. Il Diesel Award è andato al giapponese Taro Horiuchi, il premio speciale alla lituana Migle Kacerauskiene. Due premi a Justin Smith (i-D Award e Maria Luisa Award), mentre il Vertice Award è stato vinto dall'indonesiano Heaven Tanudiredja. Al primo posto per gli accessori la tedesca Susanne Happle, il Ykk Award all'israeliana Liron Braker e il premio speciale ad Anna Sheldon. Per la fotografia ha vinto due premi Jing Quek di Singapore (uno a pari merito con l'italiana Maria Giulia Giorgiani). Anno di studio a New York a May Heek.

L'uomo di Ek Thongprasert

Ex Pescheria, piazza Venezia, imbocco di via Diaz. Nel cuore della pigra Trieste estiva un triangolo umano «anomalo». Il piazzale antistante il Salone degli Incanti è animato da un'indecifracile koinè linguistica: inglese per tutti e poi una babele di idiomi  ncomprensibili, dall'Estremo Oriente alla Lituania. È la tendopoli della moda che come ogni anno, nelle giornate di ITS, invade gli spazi del centro con i suoi spiazzanti ospiti arrivati da mezzo mondo e che in questo weekend si è trovata contigua agli ingombranti camion della produzione cinematografica di «Rebecca», parcheggiati fuori dal Revoltella, tra estemporanee comparse in abiti degli anni Trenta e gli inconfondibili «aò!» romaneschi.
Trieste sottosopra, per dirla alla Mauro Covacich. Chi la riconosceva, ieri notte, serata conclusiva del concorso di moda, accessori e fotografia, quando la musica rutilante dei dj Electrosacher faceva rimbombare i grandi spazi del fu mercato del pesce e sulla passerella cavalcavano modelle slavate dell'Est, mostrando quella che per ventidue aspiranti stilisti, i finalisti dell'edizione 2007, sarà la moda del futuro?
Tra pochi giorni questi spazi saranno attraversati dai bianchi e neri delle sculture di Marcello Mascherini e dei suoi coevi, ma ieri notte dominavano i colori, i decibel sparati a palla, la fantasia esasperata, i sogni di questi ragazzi pieni di sogni che hanno trasformato e frullato kimono, obi, smoking, plissè fino a farne involucri irriconoscibili, mostruosi perfino, che colpiscono a volte per l'apparente importabilità, ma che nascondono, a guardarli da vicino, a toccarli, lavorazioni certosine, da artigiani raffinati.
Fuori, davanti al golfo, cuscini e chaise longue colorati, importati dal riminese, davano un che di «morbido» al pur radicato edonismo triestino. Dentro, una serie di quinte nere, dove sono state appese le immagini dei tredici finalisti della sezione fotografica di ITS Six, per giudicare la quale è arrivato un maestro come Gianni Berengo Gardin.
E poi tanti parallelepipedi illuminati per mostrare al pubblico gli accessori in concorso: stivali, borse, anelli, collari, bracciali. Accanto, i cappelli di un folletto inglese coperto di tatuaggi, con un paio di treccine alla Pippi e i lobi delle orecchie incapsulati in una fila di anelli dorati. Si chiama Justin Smith, diplomato sei mesi fa al Royal College of Art di Londra, e immagina donne che portano architetture di ventagli, calotte con piume, tese larghissime che poi si avvoltolano e diventano coprispalla. «Trieste? Mi avevano detto che era un posto così
piccolo e invece ho deciso di starci un giorno in più, voglio vederla meglio, sono sicuro che mi darà qualche ispirazione», dice Justin, meritatamente pluripremiato, con la pelle mielosa dei britannici aggredita senza pietà dal sole delle Rive. «The weather? "Too" wonderful for me», tempo troppo «meraviglioso» per lui.
Una qualche aspettativa diversa sulla metereologia locale l'aveva anche uno degli ospiti illustri in giuria, Colin McDowell, responsabile della sezione «style» del londinese Sunday Times e tra i più autorevoli commentatori internazionali di moda. «Meraviglioso vivere qui. Finalmente un posto - sospira - dove non incontri quegli insopportabili turisti inglesi e americani. Ma mi avevano detto che qui c'è vento. Io sono scozzese - dice allargando un sorriso attraverso le guance rosse - non mi sarebbe dispiaciuto...». 
McDowell oggi sarà a Milano, al balletto di Bejart con cui la Scala ricorda il decennale della morte di Versace. «"Sei a Trieste???", mi hanno detto i miei amici milanesi», racconta. «"E che ci fai là??". Loro non ci sono mai venuti, come me, ma gli ho detto che è una città "terrific", bellissimo anche il concerto dell'altra notte in piazza Unità, mi sono divertito da matti a guardare le facce della gente. Milano è troppo commerciale, dominata solo dai grandi nomi, Prada, Dolce&Gabbana. Qui si respira un'aria diversa, ma non è rilassante, questi ragazzi ti obbligano a un'attenzione costante, è difficile scegliere i vincitori».
In prima fila, alla sfilata nell'ex Pescheria, Renzo Rosso, il tycoon del denim, che già venerdì, insieme al suo direttore creativo Wilbert Das, si aggirava tra le mostre, in pantaloni bianchi e flip flop, fiutando talenti da reclutare per la sua scuderia. Più in là, con signora, il sindaco
Dipiazza, che pare abbia gradito questa momentanea rivoluzione della Pescheria, e ancora l'assessore regionale Roberto Cosolini, e l'assessore comunale Maurizio Bucci, un amico della prima ora di Barbara Franchin e di tutti gli organizzatori di ITS Six, che ieri sera, giorno del suo compleanno, è stato simbolicamente ringraziato con una candelina. Venerdì da queste parti è passato pure l'assessore alla cultura Massimo Greco, con un filino di curiosità.
Victoria Cabello scandisce i vincitori. Uno, ed è la novità, lo sceglie il pubblico via sms. L'ultima passerella è per tutti i finalisti, per la prima volta quest'anno arrivati anche da Estonia, Lettonia, Lituania, Romania. I più visionari, però, parlano le lingue dell'oriente, Thailandia, Sud Corea, Indonesia, Singapore, Giappone. Hanno nel dna manualità e cultura antica, più la capacità di intercettare il futuro. Quel futuro nella moda che, per qualcuno di loro, ieri notte è cominciato da qui.

twitter@boria_a

sabato 15 luglio 2006

E' ITS FIVE A TRIESTE
L'inglese Aitor Throup vince il fashion contest nel Salone degli Incanti, riaperta ex Pescheria


 A «battezzare» l'ex Pescheria è arrivato anche Maurizio Cattelan, il più quotato mostro dell'arte contemporanea. Quale migliore provocazione per il rinato spazio che aspira a diventare galleria? Confuso tra gli ospiti (come all'inaugurazione di giovedì notte, quando si è trovato a respingere, con un po' di sufficienza, l'entusiasmo di una fan triestina a caccia di autografi...), Cattelan scortava la compagna, «Very» Victoria Cabello, da sempre «voce» della sfilata finale di ITS, quest'anno Five.
Un po' di Milano, New York, Londra nel rinnovato Salone degli Incanti. Stessa atmosfera rutilante, ma l'incanto - questo sì, autentica ed esclusiva meraviglia - di una passerella a ridosso del golfo, che fa esclamare a Cathy Horyn, critico di moda del New York Times, una delle giornaliste specializzate più ascoltate del mondo: «Città meravigliosa, con un'aria che ha il sapore dell'Est Europa, città isolata, così diversa dall'Italia da cartolina. Mi piacerebbe tornarci». In prima fila c'è Renzo Rosso, il tycoon del jeans internazionale, che, un po' a malincuore (quasi tirato per la giacchetta dall'organizzatrice di ITS, Barbara Franchin), continua a scegliere Trieste (e a sganciare una cifra da capogiro) per uno dei concorsi di moda giovane più famosi del mondo.


Trieste è isolata, appunto. Fascino e maledizione. E ospiti, giornalisti, buyer, che per l'appuntamento di ITS arrivano da mezzo mondo, sono abituati ad aeroporti internazionali e, bontà loro, detestano i troppi scali. Accanto a Rosso, lo scanzonatoWilbert Das, direttore creativo di Diesel, che i ventidue concorrenti in passerella, e soprattutto i loro abiti, i loro disegni, i loro pensieri, li ha già da tempo scannerizzati, e ha scelto i migliori per portarli a Molvena, quartier generale dell'imperatore del casual.


 L'ex Pescheria di Trieste e la mini "limo" per gli invitati
A Sara Marini, unica italiana in gara con le sue borse e i suoi stivali, «rugosi» di pieghe come mastini napoletani, è successo così: prima volta a ITS, finalista negli accessori, e un contratto di lavoro per disegnare le scarpe del futuro firmate Diesel. Trieste, per lei, originaria di Urbino, è tutto fuorchè isolata, è stata un trampolino su un mondo, affascinante ma esclusivissimo, al quale pochi accedono così in fretta.
Ieri notte, debutto su una passerella «internazionale» per le collezioni di ventidue aspiranti stilisti. A «osservarle», per la prima volta, è sbarcata a Trieste ancheFranca Sozzani, direttrice di Vogue Italia. Sulle gradinate grigie ci sono altri «cacciatori di teste» di celebri case di moda, Furla, Ferragamo, Max Mara, in giuria i direttori degli uffici stile di Margiela e Galliano, oltre a Raf Simons, lo stilista che firma Jil Sander, guru della moda maschile.
Sembra incredibile, ma qui, a Trieste, in una vecchia pescheria ascesa a «contenitore culturale», questi selezionatori di griffe vengono a pescare i talenti che daranno ossigeno alle loro linee nel prossimo futuro, che re-inventeranno il pret-à-porter, gli accessori, le linee giovani.
Cathy Horyn del New York Times alla sfilata in Pescheria a Trieste 
Ossigeno, appunto. Per una sera, anche se in uno spazio limitato, per pochi invitati (e interessati), Trieste ha respirato una boccata di ossigeno internazionale, al ritmo martellante della musica dei dj di Electrosacher, che hanno accompagnato le uscite di questi «abiti» (o costumi? o costruzioni? o incubi?). Chissà se l'idea è piaciuta agli assessori comunali Maurizio Bucci e Michele Lobianco, al consigliere forzista (e blandamente modaiolo) Paolo Rovis, al vice sindaco Paris Lippi, arrivati a sostituire l'assente Dipiazza, e soprattutto al nuovo assessore alla cultura, Massimo Greco, al quale, con i suoi consulenti, spetterà l'ingrato compito di disegnare l'agenda della Pescheria e impedire che diventi un guscio vuoto, o mal riempito. E alla presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat, che dopo le uscite ufficiali nei «templi» della cultura triestina più paludata, ha fatto il suo primo bagno, trascinante, tra i giovani designer di tutto il mondo. Spetterà anche a loro, agli  amministratori pubblici, ciascuno per la sua piccola parte - che non significa solo contributi economici, ma agevolazioni burocratiche, supporti logistici, iniziative collaterali e «mirate» - decidere se Renzo Rosso e gli altri sponsor continueranno a spingersi all'estremo nordest d'Italia, fuori da qualsiasi latitudine della moda, per scovare talenti e lasciare un bel po' di soldi alle strutture ricettive della città. Chissà.
Ma per i ventidue stilisti in gara, ieri notte, è stata soprattutto una grande occasione di mostrare e mostrarsi.

Il vincitore di ITS Five, l'inglese Aitor Throup
Per l'inglese Aitor Throup, vincitore del premio più importante, che immagina hoolingan «pentiti», nascosti sotto giacche lunghe i cui cappucci si sollevano per regalare loro un'altra natura, quella di divinità indù. O per il giapponese Mikio Sakabe, premio speciale per la creatività, che disegna completi double-face ispirati ai paesaggi metropolitani, da una parte grigio ferro, dall'altra una festa di colori pastello, e dipinge lui stesso le stoffe... O per il francese Matthieu Blazy, che a Parigi avrà la vetrina di una boutique di grido, quella di Maria Luisa Poumaillou, dove mettere in mostra il suo incredibile soprabito nero e bianco, dai decori che richiamano sezioni di minerali, e dal taglio così perfetto da ricordare Balenciaga...
Matthieu Blazy sfila dopo la vittoria con il suo modello di punta a ITS Five Trieste
Tante le collezioni maschili, forse più interessanti di quelle da donna, spesso un po' spente. Hanno aperto i bikers fasciati di pelle dello svedese Daniel Ivarsson, premio Diesel, ha chiuso il bellissimo e crudelissimo marchese De Sade immaginato dal vincitore dell'anno scorso, il danese Marcus Lereng Wilmont, che ha investito i ventimila euro ottenuti l'anno scorso a Trieste in questa imponente e difficile collezione, ma che già vende nei negozi, con la sua etichetta...
Si dice spesso, riempiendosi la bocca, che Trieste è un'opportunità. Per tanti giovani, che di Trieste avevano forse una vaga idea geografica, lo è stata. Loro ci hanno creduto. Adesso tocca ad altri, soprattutto alla città.

 @boria_a

lunedì 18 luglio 2005

E' ITS FOUR A TRIESTE
 

Marcus Lereng Wilmont, uomini-samurai dalla Danimarca, vince la quarta edizione del fashion contest

TRIESTE Hanno vinto gli uomini, gli uomini con le gonne. Trasgressivi e classici, moderni e antichi, statuari e un po' remoti come i samurai ai quali si ispirano. Mai così tante collezioni maschili, ben sei, presentate sabato sera sulla passerella di  ITS, il concorso per stilisti emergenti, e mai così curate, sartoriali, innovative. Il premio più importante è andato proprio agli scolpiti guerrieri del Terzo Millennio disegnati dal danese Marcus Lereng Wilmont, allievo del Royal College di Londra, che, per una volta, ha messo d'accordo giuria e umori del pubblico reinventando una moda da uomo che anche lei ha voglia di indossare: alte cinture, allacciate dietro come bustier, gilet di pelle intrecciata, camicie costruite, giacche di pelle che sembrano dipinte sul corpo, da cui spuntano lunghe code di cavallo. E poi quelle gonne a pieghe, perfette, color torrone e torba, paradossalmente un inno alla mascolinità.
La collezione maschile del vincitore, Marcus Lereng Wilmont (foto Claudio Tommasini per Il Piccolo)
Uomini protagonisti, dunque. Spiritosamente metropolitani, come li ha voluti l'allampanato tedesco Christoph Froehlich, vincitore del succoso «Diesel Award», che ha portato in passerella efebi percorsi da brividi di giallo acido, con i pantaloni a vita bassa sostenuti da fantasiose bretelle ispirate ai tasti del pianoforte. O uomini-creature notturne, tutti imbozzolati in giubbotti neri, secondo la visione della coppia danese Caroline Hansen e Mie Albaek Nielsen, premiata con l'«Ingeo Award» per le proposte più rispettose dell'eco-sostenibilità.
Menzione a parte, infine, per il vincitore dell'anno scorso, il georgiano Demna Gvasalia, laurea in relazioni economiche a Tblisi accantonata per un futuro glamour, tornato a Trieste con una collezione tutta maschile da applauso: maglioni lunghissimi, verde salvia, con guanti incorporati, camicie a quadretti le cui maniche si arrotolano in vita, pantaloni ampi, quasi clowneschi, che però sanno materializzare un uomo sicuro di sè, eccessivo ma mai dolciastro.
Gli urban boy del tedesco Christoph Froelich
Al confronto di questi maschi dal guardaroba ineffabile, le collezioni femminili sono sembrate spesso ripetitive, eccessive, pasticciate (quante noiose fatine o simili uscite dalla Melevisione...), come se fossero le donne, una volta tanto, ad aver perso la bussola dell'abito.
Portovecchio, per una notte, succursale di New York, Londra, Milano. Per il quarto anno consecutivo nell'orbita vuota dell'enorme ex magazzino Pacorini, affacciato sul mare, si è calata la cittadella della moda internazionale, con il popolo multietnico che «Its» (sigla non digeribile, International Talent Support, letteralmente «una mano al talento internazionale») richiama dalle scuole e accademie di moda di tutto il mondo. Settecento concorrenti per l'edizione 2005, ventun finalisti, i più lontani da India, Australia, Giappone, nessun italiano. Quest'anno pure un premio fotografico, ancora in rodaggio, andato all'inglese Danielle Mourning.
 Ancora uomini, disegnati da Caroline Hansen e Mie Albaek Nielsen
Nel parterre del capannone, tirato a lucido, il rutilante carrozzone della moda, arrivato in quest'angolo a nordest che normalmente lo snobba. Vip e finti vip, bacini bacini distribuiti a tutti e soprattutto agli estranei, modelle irritabili e top-model di una volta che non si rassegnano agli anni, gli ospiti dei generosi sponsor, così tanti da lasciare - che peccato! - solo un pugno di posti ai locali.

In prima fila Renzo Rosso, il re di quel casual che continua a lievitare a dispetto dei cinesi e della recessione, tutto intento a prendere appunti e a selezionare per il suo staff i talenti emergenti con cui continuerà a disegnare jeans cari come un weekend in mezza pensione.
Davanti alla passerella lo stilista Antonio Marras, punta di diamante della giuria di ITS, l'inventore di quella griffe italiana che ha trasformato l'etnico in alta moda e il direttore creativo di Kenzo, un cuore e una cultura sarda per una firma storica del Sol Levante. Accanto a loro, ormai abituato alle bizzarrie della passerella triestina, l'assessore comunale Bucci, apprendista dandy della giunta Dipiazza e fedelissimo sostenitore di ITS, quest'anno per la prima volta affiancato dal presidente della Camera di commercio Paoletti, che di moda forse un po' ne mastica.
Sfilata a ritmo incalzante, condotta con verve da Victoria Cabello. E organizzazione inappuntabile, gestita con precisione poco modaiola e molto asburgica da Barbara Franchin, l'ideatrice di «Its». A Trieste, tagliata fuori da qualsiasi latitudine della moda, un gruppetto di giovani ha dimostrato che si può mettere in piedi un premio proprio come a New York e a Londra. Sarà per questo che la città li guarda ancora con diffidenza. E che a New York e a Londra ITS vuol dire qualcosa, da queste parti poco o niente.