sabato 17 marzo 2018

IL LIBRO

 L'orario mortale dei treni



 

Quattro minuti. In cui, tra un treno appena partito e uno in arrivo, dal binario tredici della stazione di Tokyo si ha la visuale libera sul binario quindici e si può notare una coppia in procinto di salire su una carrozza. Quattro minuti, una finestra temporale strettissima che incornicia quell’uomo e quella donna in partenza, uno accanto all’altra, mentre si parlano confidenzialmente. Sono forse amanti?, è la supposizione più semplice che fanno le colleghe di lei, Otoki, giovane intrattenitrice di clienti in un locale. Ma quando, pochi giorni dopo, Otoki e il suo accompagnatore, che si scoprirà essere Sayama, funzionario di un ministero al centro di un grande scandalo, verranno trovati morti su un promotorio roccioso della baia di Kashii, stesi vicini nel vento gelido, le guance arrossate da ingestione di cianuro, quei quattro minuti diventeranno importantissimi per la seconda, immediata supposizione: Otoki e Sayama, si sono suicidati insieme. Lui per paura di essere coinvolto nell’inchiesta, lei per amore di lui: corruzione e passione, un caso facile da liquidare.

Ma è davvero così? Perchè al vecchio investigatore
Torigai Jūtarō, qualcosa non torna: se tanto si amavano e sono andati a darsi la morte insieme, perchè lo scontrino del vagone ristorante segna un pasto solo? Otoki non ha preso nemmeno un caffè per stare vicina fino all’ultimo al suo uomo? È scesa prima dal treno?
Parte da qui, dall’intuizione di un segugio prossimo alla pensione e con le scarpe scalcagnate, al quale si affianca il più giovane Mihara Kiichi, un’indagine che trascina il lettore in una ricostruzione appassionante, meticolosa, sul filo dell’ossessione. “Tokyo Express” scritto nel 1958, il libro più celebrato di Matsumoto
Seichō (Adelphi, pagg. 175, euro 17,00), autore di centinaia di romanzi e racconti, ci porta da un capo all’altro del Giappone, in una direzione e poi nel suo inverso, nel tentativo di seguire la coppia nell’ultima settimana di vita.


Matsumoto Seichō


Minuti, orari, coincidenze di mezzi di trasporto. Treni che spaccano il minuto e che permettono di ricostruire movimenti o di confezionarsi alibi, controllori che ricordano visi e fisionomie, collocando una persona in un posto e in un’ora molto prima delle celle telefoniche, titoli di viaggio che s’incastrano permettendo di procedere a ritroso nella storia di quei due cadaveri o che, al contrario, se sballano anche di poco, rimandano alla casella di partenza. Un’inchiesta che è un lento avvilupparsi in un mondo scandito da codici e regole, modellato su perseveranza e precisione, sia nell’architettare il male che nello smontarlo, rimanendone al tempo stesso affascinati e straniti.


C’è quasi da perderci la testa in quegli orari dei treni. Seicho fa del tempo un protagonista incombente su tutta la vicenda e la chiave per districarla. Proprio a partire da quei quattro minuti iniziali tra un convoglio e l’altro, quando è Yasuda Tatsuo, proprietario di un’azienda di macchinari industriali in affari col ministero corrotto, a notare Otoki due binari più in là e a segnalare la presenza della giovane intrattenitrice alle sue colleghe, che quel giorno l’avevano accompagnato in stazione. L’uomo deve prendere il treno diretto a Kamakura, dove risiede la moglie. «Ehi, ma quella non è Otoki?»: l’imprenditore la conosce bene, con lei si accompagna spesso nel locale.


La perfetta gestione del tempo può diventare un diabolico mezzo per uccidere. O scatenare la fantasia di chi ha spazi di mobilità ridotti e nei viaggi degli altri trasferisce i suoi, che mai compirà. Immaginiamo una donna, costretta a letto, che su coincidenze, tabelle, scambi nutre la sua mente, che anima quei numeri piccoli e grigi, trasformandoli in luoghi, popolandoli di gente che sale e scende dai vagoni, di treni obbligati a incrociarsi e di persone che invece si incrociano solo per caso. Il controllo del tempo, proprio e degli altri, è un’arma letale, sia esso un’esercizio di logistica o una fantasia.


Quando poi, in queste geometrie rigide, entrano passione e gelosia e i sentimenti perdono il controllo, il deragliamento della mente è totale. Dietro quell’apparente, duplice suicidio c’è un’architettura criminale perfetta, un piano crudele ed elegante che Matsumoto
Seichō, il Simenon giapponese, padroneggia con una maestria che lascia sbalorditi.
@boria_a

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