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domenica 6 luglio 2014

MODA & MODI

Mateja Benedetti, green-couture slovena da tappeto rosso


la stilista slovena  Mateja Benedetti

Può la pelle del salmone, scartata dall'industria alimentare, diventare un abito di alta moda? E riuscite a immaginarvi una celebrity vestita di seta "non violenta"? 

Mateja Benedetti, costumista e stilista slovena, ci ha scommesso: haute couture "sostenibile", che non inquina l'ambiente, ma raffinata e costosa come l'alta moda commerciale senza scrupoli etici. È nata così, un anno fa, "Terra urbana", la sua griffe ecologica. Ricca, sartoriale, piena di dettagli, dove anche il bottone-gioiello è rigorosamente "green", ricavato dal seme delle palme e conosciuto come avorio vegetale.
Tutto, dai materiali ai colori, per finire con la produzione a chilometro zero, "made a Lubiana dal primo taglio all'ultimo punto", è all'insegna del rispetto dell'ambiente. Con un'avvertenza: Mateja non vuole essere trattata come "un brand ecologico", e confinata in quei negozi tristanzuoli, tra abiti a sacco e pantaloni informi. La sua - dice - è a tutti gli effetti alta moda, ma chi la sceglierà, tra gli altri pezzi griffati delle boutique, saprà di aver pagato non solo per firma e taglio, ma anche per l'attenzione al mondo che ci circonda, in ogni stadio del processo produttivo, trasporti compresi.

Un'idea che è piaciuta a una testimonial eccellente, l'attrice slovena Katarina Čas, scelta da Scorsese per "The Wolf of Wall Street", e testimonial della seconda collezione di "Terra urbana".

l'attrice slovena Katarina Cas

Mateja Benedetti, 38 anni, nata a Capodistria, ha alle spalle una solida esperienza come costumista teatrale. Si è laureata in Textile e clothing design alla facoltà di Lubiana (dove oggi insegna), si è specializzata a Utrecht in fashion design e ha lavorato in molte produzioni teatrali e cinematografiche in Slovenia, Croazia, Serbia, Montenegro, in Italia al San Carlo di Napoli e al Massimo di Palermo. Tra gli ultimi incarichi, una "Traviata" per lo Staatstheater di Cottbus, in Germania. Nel 2005 presenta la sua "Benedetti Pure Couture", nel 2012 si mette alla prova con un'idea nuova, l'eco-couture firmata "Terra urbana", che vende subito in un negozio multibrand di Lubiana.

Fin dall'inizio il progetto sostenibile è chiaro: «La prima collezione - racconta - è dedicata alle farfalle e utilizza la peace-silk, la seta organica, ricavata da bozzoli che non uccidono la larva ma le consentono di completare la trasformazione. Anche la silhoutte ricorda la farfalla. La seconda - prosegue Mateja - si ispira al lupo bianco, che corre il pericolo di estinguersi per il surriscaldamento del pianeta. Katarina Čas, che la indossa nella campagna promozionale, sembra proprio una lupa bianca, con quegli zigomi alti, importanti, quasi da russa. Entrambe le linee sono ora in uno showroom di Montenapoleone a Milano: tra qualche giorno saprò in quali boutique verranno vendute, dall'agosto prossimo».

Mateja utilizza solo canapa, cotone, sete organiche e lana ecologica, colori a base di acqua che non inquinano, bottoni di avorio vegetale e Swarovski "certificati". «È una vera sfida disegnare un'intera gamma di modelli, da quelli basic, vestiti, pantaloni, camicie e t-shirt, agli abiti da sera e da sposa, ai cappotti», confessa. «C'è innanzitutto la limitazione dei materiali, pizzi e tulle ecologici non esistono. Nelle sete è difficile trovare colori belli, il campo si restringe a due. Fondamentalmente utilizzo il bianco, il nero e il blu. Ora, con la mia collaboratrice grafica, stiamo lavorando ad alcune stampe, che nel campo ecologico sono poco sviluppate».

La collezione primaverile del prossimo anno sarà dedicata al coccodrillo, anch'esso animale da proteggere. Ed è qui che entrerà in gioco la pelle scartata del salmone, che Mateja ri-convertirà in tessuto e borse "rettili". «Sarà un coccodrillo africano cyber-futurista», anticipa. «Sono molto contenta di come è stato accolto il mio progetto. Ci vogliono almeno due anni per capire se un brand avrà successo sul mercato. Per me, tutto è stato molto veloce. Ho presentato personalmente a negozi e showroom e l'idea di un'alta moda ecologica, ma pensata, disegnata e tagliata come quella tradizionale, ha convinto subito».

E adesso, grazie a Katarina Čas, e al successo del film con DiCaprio sui caimani dell'alta finanza, qualche pezzo di questa haute couture verde camminerà sui tappeti rossi del cinema.

twitter@boria_a
Katarina Čas, testimonial di " erra urbana "

sabato 1 marzo 2014

  L'INTERVISTA

 Katarina Čas e il lupo sul tappeto rosso



Katarina Čas nella celebre scena di "The wolf of Wall Street"

 Il suo primo ruolo lo ottenne a tredici anni, in un film per la televisione slovena che si intitolava "Peklenski nacrt", piano infernale. Tra qualche giorno sfilerà sul tappeto rosso del Kodak Theater di Los Angeles, insieme al cast di The wolf of Wall Street, il film di Martin Scorsese candidato a quattro Oscar, che ha già assicurato a Leonardo DiCaprio il Golden Globe come miglior attore.
Lei, Katarina Čas, attrice slovena nata a Slovenj Gradec, è quel fisico statuario avvolto in mazzette di denaro di una delle scene più pubblicizzate della pellicola. Bionda, trentotto anni, lineamenti scolpiti, ha alle spalle una lunghissima gavetta televisiva, cominciata con spot pubblicitari e particine quando era ancora una ragazzina che praticava la danza jazz.
Passione precoce e altrettanto robusta, quella per la recitazione. Che Katarina ha coltivato in parallelo allo studio, dividendosi tra scuola e piccolo schermo: in Slovenia ha recitato in molte serie e condotto programmi tivù, frequentando anche l'Università di Lubiana, dove si è laureata alla facoltà di Economia.
Il primo passo deciso verso il red carpet è arrivato tre anni fa con l'audizione a Londra per una parte nella "black comedy" The Guard - in italiano "Un poliziotto da happy hour" - diretta dal regista irlandese John M. McDonagh, che è stata presentata in anteprima al Sundance festival nel 2011 ottenendo critiche positive e riconoscimenti in varie rassegne, tra cui la menzione speciale come miglior opera prima al festival di Berlino e la candidatura al Golden Globe per il protagonista, Brendan Gleeson.
Londra le offre subito molte opportunità in televisione e Katarina partecipa alle serie poliziesche "A touch of cloth 2" e "New tricks" su Bbc One. Poi la svolta: ottiene un'audizione negli Stati Uniti per la parte di Chantelle in The Wolf of Wall Street. Archiviata l'esperienza con Scorsese, ecco un altro film ancora non approdato in sala, "Image", debutto alla regia di Dan Fogelman, accanto ad Al Pacino, Julianne Moore e Jeremy Renner.
Oggi l'attrice si divide tra Londra, New York e Los Angeles. In attesa della notte degli Oscar, che forse porterà a DiCaprio la prima statuetta della sua lunga carriera. Ecco cosa racconta.
Katarina, si aspettava il successo di The Wolf of Wall Street?
«Mi aspettavo che sarebbe stato un film controverso, che avrebbe lasciato un'eco, visto che è ispirato alla storia vera di Jordan Belfort, un "criminale" nel mondo della finanza. E ovviamente, mi aspettavo grandi cose per il cast straordinario, a cominciare dal regista, il leggendario Scorsese. Trovo che Leonardo DiCaprio abbia reso perfettamente Belfort. Ma non mi aspettavo che il film sarebbe stato questo enorme successo al botteghino, il più grande, credo, che Scorsese abbia ottenuto finora»
Come ha avuto la parte di Chantelle?
«Da quando ho recitato nella commedia noir irlandese The Guard, ho un agente a Londra. Che, a un certo punto, mi chiama: "Ehi, Katarina, abbiamo un'audizione con Scorsese. È un piccolo ruolo, però, è Scorsese! Ti mando il copione, leggi e gira un provino con la scena che è indicata. E così, quando arriva il copione, do un'occhiata alla scena che dovrei recitare nel film, e comincio ad agitarmi perché c'è un uomo che incolla pacchetti e pacchetti di banconote sul corpo di una donna…».
Piuttosto esplicita.
«Quando ti chiamano da New York perché Scorsese ti ha scelto in un mucchio di altre attrici da tutto il mondo, ti sembra incredibile e non sai se gridare dalla gioia, o piangere, ti senti sottosopra. Ma quando l'eccitazione passa, comincia la realtà. E pensi: ora, questa cosa bisognerà farla davvero, e bene».
Chi è Chantelle?

«Una tipica donna euro-trash (ride). Figlia di emigranti europei, sposata con un trafficante di droga ed ex spogliarellista. Ma nella storia - chi ha visto il film lo sa - è importante perché grazie a lei, e al marito, DiCaprio-Belfort riesce a portare grosse somme di denaro in Svizzera».
Com'è stato lavorare con DiCaprio?

«È un attore estremamente concentrato, piacevole, spiritoso, e nonostante tutta la sua fama, normale, e con i piedi per terra. Nella scena in cui ho recitato insieme a lui abbiamo riso: anche perché ero coperta di fasci di dollari e riuscivo a malapena a muovermi. Sembravo davvero Robocop».
Dopo The Wolf, è stata scelta per Imagine con Al Pacino. Che ruolo ha?
«Il film, che è in questo momento in fase di post-produzione, è la storia di un rocker invecchiato che riceve una lettera di John Lennon… Ma purtroppo la riceve quarant'anni dopo. E io ho il ruolo di Sophie: nel film, la fidanzata di Al Pacino».
Ha lavorato sia per la tv che per il cinema, cosa preferisce?
«Preferisco il cinema: quando giri un film, il ritmo è più lento e preciso. Nelle serie tv dove ho recitato il ritmo della produzione è molto più frenetico, a volte a discapito della qualità. Almeno così è capitato a me. Ma comunque, una parte è una parte, a prescindere se la interpreti per il piccolo o per il grande schermo».
Ha cominciato ad apparire in televisione ad appena 13 anni. Non rimpiange gli anni dell'adolescenza?
«Oh no. Ero una teenager abbastanza depressa».
Perché ha studiato Economia? Sembra una scelta decisamente lontana dal mondo della recitazione...
«Non so neppure io bene perché… Volevo procurarmi un'educazione di base, allargata, qualcosa che potesse servirmi in vari settori della vita. In Slovenia non possiamo esattamente parlare di un'industria del cinema. E quindi ho preferito studiare marketing».
Con che regista italiano vorrebbe lavorare?
«I registi italiani che conosco e mi piacciono sono, ahimé, morti: Fellini e Sergio Leone… Apprezzo molto Bertolucci e mi piacerebbe il vostro fantastico Benigni, che vedo un po' come un Woody Allen italiano. O il regista di Malena: Tornatore. Il punto, in ogni caso, è che a me recitare: senza guardare i nomi delle persone con cui mi capita di farlo. Basta che nel loro lavoro ci mettano l'anima. E per questo, i migliori.

twitter@boria_a